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Popoli, testi, manufatti e trasmissione culturale nei mondi normanni: al via il convegno del CESN

di , Giovedì, 19 Settembre 2013

Avrà inizio domani il convegno internazionale di studi che, nei prossimi tre giorni, investirà la città di Ariano quale capitale europea della civiltà normanna. L’iniziativa è stata assunta dal C.E.S.N., il Centro Europeo di Studi Normanni che ha coordinato ben quattro Università d’Europa (Université de Caen-Basse Normandie, University of Cambridge Emmanuel College, University of East Anglia, Università di Napoli S.O.B.) perché si discutesse della trasmissione culturale che caratterizzò i mondi normanni dei secoli XI e XII.

“Popoli, testi e manufatti” costituiranno il filo conduttore degli interventi dei molti studiosi che, dal 20 al 22 settembre, saranno ospitati presso il Castello normanno di Ariano e il Museo della Civiltà Normanna, ponendo le premesse per la seconda sessione del convegno che si svolgerà a Cambridge il prossimo anno. Particolarmente soddisfatto il Prof. Edoardo D’Angelo, tra gli organizzatori dell’incontro, il quale dichiara: “In un momento di profonde trasformazioni, come quello attuale, diventa più che mai opportuno riflettere sulle dinamiche che governano i cambiamenti, sulle modalità con cui si realizzano le trasmissioni culturali e, se si preferisce, sulle opportunità che derivano dalle contaminazioni, dagli incontri tra popoli, trovando spesso nei testi e nei manufatti la loro sintesi migliore. In questo senso la civiltà normanna, considerata nella sua dimensione europea e mediterranea, costituisce una vera e propria fucina, un'opportunità di analisi, confronto e discussione: un laboratorio efficace per sperimentare finanche nuovi percorsi da compiere nel tempo presente. Di qui l’apprezzabile sforzo del C.E.S.N. di riunire intorno ad un tema così proficuo le migliori intellettualità europee, dalle quali ci si attende un importante contributo di scoperta e di conoscenza, che sappia porsi – in linea con la missione del Centro – come pietra miliare nel panorama degli studi attuali”.

David Bates, Alice Taylor, Daniel Power, Sir John Baker, Alheydis Plassmann, Elma Brenner, Jolanda Ventura: questi gli studiosi europei chiamati a confrontarsi con gli italiani Anna Laura Trombetti, Errico Cuozzo, Amalia Galdi, Armando Bisanti, Edoardo D’Angelo e Ortensio Zecchino, Presidente del Centro Europeo di Studi Normanni. “L'articolazione del convegno, spiega Zecchino, tanto nei temi che si affronteranno quanto nelle persone chiamate a discutere sugli stessi, riflette fino in fondo lo spirito con cui nacque ad Ariano il Centro Europeo di Studi Normanni. Questo è sorto per iniziativa di un gruppo di studiosi italiani, francesi e inglesi, nel 1991. L'idea cardine intorno a cui si volle costruire l’identità del Centro – prosegue Zecchino – fu quella di assumere ad oggetto di studi e ricerche l’esperienza normanna nell’Europa medievale, unitariamente intesa. Non più quindi un approccio segmentato e chiuso nelle singole realtà nazionali caratterizzate dalla presenza normanna, ma l’obiettivo di cogliere i fili di una comune trama che unifica quelle esperienze dal punto di vista politico, culturale, istituzionale e artistico”. La ragione poi per cui si è voluto far nascere il Centro in Ariano Irpino è nella significatività che la località riveste nella vicenda normanna dell’Italia meridionale: Ariano fu probabilmente la prima contea normanna italiana; da Ariano Ruggero II, una volta fondato il Regno, volle emanare, in una assemblea dei grandi feudatari, il primo corpo di leggi valido per tutti i popoli sottomessi e politicamente unificati (le “Assise di Ariano”, 1140) e decretare l’avvio di una riforma monetaria; ancora in Ariano, due anni dopo, Ruggero II volle tenere la seconda assemblea generale del Regno probabilmente per trattare e decidere importanti affari ed emanare nuove leggi. Per dare concretezza all’idea fondante, la prima grande iniziativa pubblica del Centro fu la mostra “I Normanni popolo d’Europa. 1030-1200”, allestita a Palazzo Venezia in Roma, dal 28 gennaio al 30 aprile 1994 (curatore il socio Mario D’Onofrio).

La mostra - illustrata da un catalogo ricco dei contributi di molti studiosi, edito in versione italiana e successivamente francese - fu inaugurata dal Presidente della Repubblica ed ebbe grande successo di critica e di pubblico, tanto da essere subito dopo replicata a Palazzo Grassi a Venezia. Da allora il C.E.S.N. si è munito di personalità giuridica ed ha svolto in modo continuativo attività di ricerca, di formazione e di divulgazione storico-scientifica, restituendo ad Ariano le radici della propria storia normanna. Tra le iniziative più significative assunte in questa direzione, va indubbiamente segnalata la costituzione del Museo della Civiltà Normanna.

2. Il Museo della Civiltà Normanna

Il Museo della Civiltà Normanna di Ariano Irpino, unico in Italia nel suo genere, è il frutto della ventennale attività svolta dal Centro Europeo di Studi Normanni. Era il 1994 quando il C.E.S.N. organizzò - prima nel Palazzo Venezia di Roma, poi in quello Grassi di Venezia - la mostra nazionale intitolata: I Normanni, Popolo d'Europa. L'evento produsse una serie di importanti risultati, forieri a loro volta di ulteriori sviluppi, alcuni dei quali riconosciuti anche in ambito internazionale. In quella occasione, ad esempio, si valorizzò in modo nuovo il senso politico, religioso, giuridico, artistico e culturale appartenuto ai Normanni; di questo popolo si rimarcò il carattere prettamente europeo, superandone la frammentazione in singole «realtà nazionali», che per troppo tempo erano state erroneamente immaginate come sganciate le une dalle altre; si avviò nondimeno la costituzione di un Museo Normanno, che avrebbe trovato in Ariano Irpino e nel suo antico castello una sede geografica ed istituzionale tanto appropriata quanto prestigiosa. Questa ultima iniziativa, in particolare, è stata formalizzata nel 2009. E in soli quattro anni, il Museo della Civiltà Normanna ha saputo imporsi sia come strumento di conservazione e di trasmissione del sapere sia quale efficace motore di partecipazione attiva, di promozione artistico-culturale e di diffusione delle conoscenze. La sede del museo e la varietà del suo patrimonio, insieme al suo recente ampliamento con la Sala delle Armi “Mario Troso”, ne sono la testimonianza più significativa.

 Il patrimonio mobiliare del Museo della Civiltà Normanna è attualmente suddiviso in due Sale, la cui consistenza principale è la seguente:

Sala A: • Collezione numismatica: oltre duecento esemplari, tra le più complete di quelle riguardanti il Regno normanno-svevo (In particolare si segnalano le seguenti rare monete: Follaro di Mileto di Ruggero I, Ducati argentei di Ruggero II, Augustale aureo di Federico II). • Antichi sigilli. • Reperti lapidei d’epoca. • Pergamena: Documento di Enrico VI. Bari 22 settembre 1196. Falso in forma di originale del secolo XII. 400x320 mm. (L’importanza storica della pergamena esposta nel Museo è legata soprattutto alla circostanza per cui essa è sopravvissuta all’applicazione di una famosa disposizione fridericiana del 1220 nota col nome di De resignandis privilegis. Con questa Federico II ordinò che tutti i privilegi accordati dopo la morte dell’ultimo Re normanno di Sicilia dovessero essere sospesi, avviandosi così una accurata disamina dei relativi decreti presso la cancelleria imperiale). • Evangelario: Copia cinquecentesca di un originale del secolo XI in scala 1:1. Rilievo in argento ottenuto a sbalzo. Cm. 39x29, su supporto ligneo cm 42x32. • Sezione libraria: Esposti testi storici e giuridici tra XVI e XVIII secolo. • Mantello di Ruggero II (indossato da Federico II durante la cerimonia d'incoronazione imperiale): Copia in scala 1:1. Seta stampata a mano. Realizzazione: Ratti S.p.A, 1993. 300x160 cm. Sala delle Armi “Mario Troso” Il Museo della Civiltà Normanna, fondato e gestito dal C.E.S.N. presso il castello normanno di Ariano Irpino, nel corso del 2012 ha aperto al pubblico una sala d'armi destinata a far rivivere nell’antico maniero arianese il mito del “mestiere delle armi”.

In essa, infatti, è esposta una grande varietà di armi, che coprono un arco temporale di oltre duemila anni (dal secolo V a.C. al secolo XVIII d.C.), rivestendo un indubbio interesse dal punto di vista della storia militare e tecnologica. La Sala contiene: • Collezione di armi in asta realizzata nel corso di molti decenni dalla passione e dalla competenza dell'ing. Mario Troso, noto studioso di armi e di strategie militari, cui la Sala è stata appunto intitolata. Duecentoventi esemplari autentici di armi in asta, che vanno dal VI al XVII sec. d.C., accolgono il visitatore come in una parata, allineate secondo le famiglie tipologiche di appartenenza: alabarda, alabarda sciabola, roncone, doppio roncone, ronca (welshbill), roncone inglese (bill), roncola da guerra, mezza luna, picca, picca lunga, mezza picca, lancia, partigiana, corsesca, corsesca pipistrello, corsesca-spiedo friulano, corsesca palmata, falcione, falcastro, falce inastata, buttafuoco, brandistocco, tridente da guerra, sergentina, scure da guastatore, scure da guerra, coltello da breccia, spiedo da caccia, spiedo da guerra con alette, spiedo da guerra senza alette, martello di Lucerna, martello da fante, quadrellone, forca da guerra, alighiero da guerra. • Sperone di cavaliere normanno, reperto della Battaglia di Hastings. • Manichino che riproduce fedelmente in dimensione naturale, un guerriero normanno a piedi armato di tutto punto. • Grande plastico della battaglia di Hastings del 1066, unitamente alla versione animata dell'Arazzo di Bayeux. • Rari esemplari di armi da taglio pre-romane, romane e longobarde (tra esse un rarissimo pilum romano, forse unico nel panorama museale italiano) ed altri esemplari di armi provenienti da fondi diversi (come punte di freccia medievali, cuspidi di lancia, mazze ferrate, ecc.). • Scure da decapitazione del XIII secolo, con moncone di braccio in legno originale. • Armatura cinquecentesca originale montata su manichino.

3. Ariano e il Castello Normanno

Che la città di Ariano fosse la sede geografica adatta ad accogliere iniziative di stampo normanno, quali il CESN e il Museo della Civiltà Normanna, è cosa che trova giustificazione nella storia. • Ariano, infatti, con ogni probabilità, è stata la prima vera contea normanna del Sud d'Italia: un documento presente nel Chronicon Sanctae Sophiae, databile al 1019, tratterebbe in maniera indiretta della contea di Ariano, confermandone l'esistenza prima di Aversa, fondata quest'ultima nel 1030 dal conte Rainulfo Drengot. Non solo. Ariano fu la città regia sede di due famose «Assise», che hanno rappresentato la concretizzazione giuridica degli ideali che Ruggero II pose a base del suo neonato Regno, fondando una visione sacrale della sovranità. La prima assise, di grande valore politico, anche ai fini della nascita di ciò che più tardi sarebbe stato indicato col nome di «Stato moderno», si celebrò nel 1140. Il territorio arianese ospitò allora un'imponente assemblea che, riunendo tutti i grandi del Regno (principi, feudatari e dignitari ecclesiastici), ebbe il delicato compito di promulgare il primo corpo di leggi valido per tutto il territorio regio, dal Tronto alla Sicilia. Si trattò di 44 «paragrafi» disciplinanti molti aspetti della vita amministrativa, giudiziaria e militare del Regno, portando a risoluzione diverse questioni tanto di natura civile quanto di natura ecclesiastica. Simbolo dell'acquisita unità fu il conio di una nuova moneta, il ducato, anch'esso deciso ad Ariano. Seguì una seconda assise, forse nel 1142, ricordata soprattutto per le decisioni che furono assunte in materia - si direbbe oggi - di «legislazione penale». Certo è che con le «Assise di Ariano» ci si trova di fronte alla perfetta sintesi delle tradizioni franche, longobarde, normanne, bizantine e musulmane; di fronte alla penetrazione pratica del diritto romano nel Sud d’Italia e, in definitiva, di fronte ad uno spaccato assai significativo della società meridionale normanna considerata in rapporto alla forte autorità del potere regio. In ogni caso, al di là delle assise, è opportuno segnalare che le principali fonti normanne (Amato di Montecassino, Goffredo Malaterra, Guglielmo Apulo e Falcone Beneventano) confermano il significativo ruolo che la contea e la città di Ariano svolsero per tutto il periodo normanno sia dal punto di vista politico (basti sottolineare la nota e fiera opposizione dei conti di Ariano alle mire accentratrici degli Altavilla) sia dal punto di vista strategico (si pensi, ad esempio, al matrimonio di Alvelarda, sorella di Ubberto conte d'Ariano, con Roberto, futuro duca di Puglia; matrimonio, oggetto in seguito di ripudio, da cui sarebbe nato Boemondo, il valente paladino della prima crociata che fondò il principato normanno d'Antiochia).

In accordo con l'Amministrazione comunale arianese, la sede istituzionale del Museo è stata fissata presso l’antico Castello Normanno, che adesso è parte integrante del patrimonio museale. L'ingresso al Museo, infatti, consente di compiere una suggestiva passeggiata all'interno della cinta muraria e delle torri del maniero, arrivando poi sull'alto belvedere, da cui è possibile ammirare gli orizzonti che in passato furono teatro tanto di brutali assedi quanto di significative lotte riformatrici.

 • Nel panorama dei castelli irpini, quello di Ariano occupa un posto di primo piano per la sua storia, per le sue caratteristiche architettoniche nonché per l'attenta opera di valorizzazione di cui esso - negli ultimi anni - è stato reso protagonista. Costruito sul punto più alto della città, il Castello è oggi inglobato nella splendida «villa comunale» di Ariano, a tutela del nucleo più antico dell'abitato arianese rappresentato dal quartiere della «Guardia», nome di chiara derivazione longobarda. Invero, non solo la toponomastica, ma pure taluni documenti notarili attestano - alla fine del IX secolo - la presenza di un villaggio fortificato, che trovava proprio in questa roccaforte il suo centro propulsivo, utilizzato quale apprezzato rifugio da parte della popolazione rurale che - appunto per motivi di sicurezza - aveva abbandonato gli insediamenti di fondovalle tipici dell'età romana. Come è facile immaginare, le sorti del castello arianese sono state inscindibilmente legate alle catastrofi naturali (cominciando da quelle sismiche) e alle invasioni nemiche: eventi che ne hanno condizionato nel tempo l'architettura e la destinazione d'uso. Anzi, proprio a seguito di un terremoto, quello del 25 ottobre del 989, il castello subì i primi radicali cambiamenti: una cinta muraria, chiusa da quattro torri quadrangolari, fu progettata a difesa di un «donjon» centrale, costruito in sostituzione della primordiale torre longobarda.

Il «donjon» è un termine francese che sta ad indicare il torrione, il maschio fortificato. Esso fu, per così dire, il prototipo di «residenza castellana» all'interno di una cinta fortificata; una sorta di primordiale palazzo (di 15/21 metri), di forma poligonale, strutturato su più livelli. Nel caso di Ariano, a piano terra v'erano le cisterne per la raccolta dell'acqua, mentre ai piani superiori vi erano dapprima i locali adibiti a dispensa-deposito (utilizzati - all'occorrenza - anche come prigione) e, subito dopo, le stanze propriamente dette di residenza. I vari livelli erano divisi da solai e soppalchi lignei, di cui restano i fori di alloggiamento delle travi. L'ingresso all'interno della cinta era garantito da ponti levatoi, necessari anche per superare l'antico fossato che correva parallelamente al circuito murario (di questo il Museo conserva un'antica feritoia in pietra). A differenza dell'età normanna, quella svevo-angioina non fu altrettanto florida per il castello e la città di Ariano, pronta quest'ultima ad allearsi prima con Tancredi di Lecce contro lo Svevo Enrico VI e, dopo, in favore del papa nella contesa contro Federico II.

Uno dei momenti più cruenti, però, fu la presa della città ad opera di Manfredi nel 1255: Ariano venne allora brutalmente saccheggiata e bruciata, mentre i suoi abitanti «furono passati a fil di spada» (una via cittadina, denominata 'La carnale', ricorda lo storico accadimento). Le cose cambiarono in meglio solo con il dominio aragonese. In particolare, sotto il governo di Ferrante d'Aragona si provvide al rifacimento del castello, della sua cinta muraria e delle torri angolari angioine. Queste, di forma poligonale, furono ricostruite secondo l'impianto cilindrico con base a scarpa, tuttora evidente. Va detto, tuttavia, che se il Castello di Ariano è stato «tramandato ai posteri» con la qualifica di «normanno», ciò sta ad indicare una cosa ben precisa: che proprio sotto la civiltà normanna esso visse la sua stagione migliore ed istituzionalmente più significativa.


Immagine di Cittadiariano.it


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