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Danni da gelate, la CIA sollecita per il riconoscimento della calamità naturale

di , Mercoledì, 11 Maggio 2016

Avellino, 10/05/16. Agricoltura irpina in ginocchio. A seguito della gelata del 25 aprile scorso rilevanti danni si sono registrati principalmente sui vigneti, ma anche su uliveti, ortofrutticoli in pieno campo e sotto serra, persino sulle coltivazioni di cereali. Le conseguenze appaiono gravissime per la prossima annata vitivinicola. La Cia di Avellino ha sollecitato la Regione Campania e le istituzioni locali, per quanto di competenza, ad avviare un’immediata e attenta valutazione dei danni in agricoltura, soprattutto in considerazione che gli areali colpiti sono le punte qualitative dell’agricoltura irpina, a marchio DOCG, DOP e IGP.

Ieri, il Consiglio provinciale ha preso atto della situazione e deliberato il proprio impegno a favore delle aree colpite dalla gelata. 

A questo riguardo la Cia irpina ritiene che vadano attivate, anche in deroga, la legge sulle calamità naturali e le misure di sospensione degli oneri contributivi e camerali e di altre imposte locali, che andrebbero ad aggravare le già critiche situazioni aziendali. 

“Noi riteniamo –sostiene il presidente provinciale Cia Michele Masuccio- che vada fatta, anche al di là delle norme codificate e previste per le calamità naturali, una riflessione più generale su come affrontare i frequenti eventi calamitosi. Riflessione che tocca la sfera degli agricoltori, ma anche quella delle istituzioni regionali e locali. Vista la complessità della situazione e le scarse garanzie risarcitorie attivabili –continua Masuccio- abbiamo proposto l’istituzione di un tavolo di crisi, al fine di valutare per questo e altri eventi straordinari tutte le azioni possibili, a partire dai servizi meteo e di protezione civile, che potrebbero in via preventiva contribuire alla difesa delle eccellenze irpine”.

Un sistema da ripensare per la Cia irpina, che non può essere affidato al solo piano assicurativo, per altro molto costoso, previsto per le colture a rischio e che non può essere realizzabile senza la partecipazione delle comunità locali e delle forze che sul territorio sono abituate ad operare. 


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