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Operazione Ghost Factory - Evasione da capogiro per tre imprese irpine

di , Martedì, 05 Marzo 2013

E’ questo l’esito di complesse verifiche concluse dalla Tenenza di Ariano Irpino nei confronti di tre insospettabili società operanti nel settore dei servizi di sostegno alle imprese e manifatturiero, tra cui una appartenente al distretto industriale di Flumeri. Sotto accusa anche una decina di imprese (molte delle quali con sedi nell’area vesuviana) ed altrettante persone fisiche, in qualità di rappresentanti ed amministratori, che avrebbero creato società ad hoc per gestire i rapporti commerciali con clienti e fornitori al solo scopo di evadere il Fisco. Grazie alla creazione di due società (di fatto non operative), una nota azienda dell’area industriale di Flumeri, infatti, avrebbe ottenuto ingenti ed indebiti vantaggi fiscali utilizzandole come paravento in caso di accertamento. Ma così non è stato.

I finanzieri della Tenenza di Ariano Irpino (agli ordini del Sottotenente Domenico Pirrò), infatti, dai primi mesi dello scorso anno hanno passato sotto lente di ingrandimento fatture e conti correnti bancari delle due società, entrambe amministrare da tale D.S.G. (di anni 57, nata a Torre Annunziata ma residente a Flumeri) ed hanno scoperto che le stesse erano al centro di un giro vorticoso di fatture false utilizzate per crearsi dei crediti di imposta fittizi ed emesse da società compiacenti (dette in gergo “cartiere”), tutte con sede nell’area vesuviana.

Le due imprese, grazie alla contabilizzazione delle fatture false, riuscivano a crearsi dei crediti d’imposta fittizi che compensavano con ulteriori fatture false di vendita emesse però a beneficio dell’unica società operativa, di rilevanti dimensioni ed a loro collegata. Insomma un giro di fatture false e di società paravento create e gestite al solo fine di abbattere il reddito d’impresa di quest’ultima e sottrarre al Fisco, nel complesso, oltre 7 milioni di imposte, tra IVA, IRAP ed IRES.

Sotto la lente di ingrandimento dei finanzieri anche un credito d’imposta di circa un milione di euro ricevuto da una delle due società interposte (e non operative) e concesso alle aziende operanti in aree svantaggiate e per l’acquisto di beni strumentali nuovi che, grazie proprio al giro di fatture false, è stato trasferito illegittimamente alla società operativa che lo ha utilizzato per abbattere le imposte da versare al Fisco. Insomma, il meccanismo fraudolento, che ha visto coinvolte ben 12 società (in gran parte con sede nell’area vesuviana), è stato architettato per consentire alla nota azienda della Valle Ufita di ottenere risparmi d’imposta da capogiro.

Le indagini, condotte sotto la direzione del P.M. della locale Procura della Repubblica (D.ssa Michela PALLADINO), hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di ben 9 le persone (amministratori e rappresentati delle società coinvolte nella frode) per vari titoli di reato, tra cui emissione di fatture per operazioni inesistenti, frode fiscale mediante l’utilizzo di fatture false, occultamento di scritture contabili ed indebita compensazione di imposte.

Le complesse indagini sono culminate con l’operazione della scorsa settimana che ha visto impiegati i finanzieri del Tricolle e del Comando Provinciale di Avellino (diretti dal Colonnello Costantino CATALANO) nell’esecuzione di un’ordinanza di sequestro preventivo funzionalizzato ad una successiva confisca per equivalente sui beni dell’amministratore delle tre società verificate, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Ariano Irpino (D.ssa Antonella LARICCIA). All’imprenditrice, nei cui confronti la Procura aveva anche proposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, sono stati sequestrati valori per un ammontare complessivo di euro 1.213.449,00, tra partecipazioni societarie, disponibilità liquide e finanziarie (tra cui una polizza vita) ed un’abitazione (del valore di oltre 250.000 euro).

Nel corso delle indagini i finanzieri avevano scoperto con stupore che la dinamica amministratrice delle tre società, con un volume d’affari complessivo annuo di oltre 18 milioni di euro, negli ultimi cinque anni, pur movimentando i propri conti personali per oltre mezzo milione di euro, aveva dichiarato al Fisco poco più di qualche centinaia di euro. Insomma, era povera, ma solo per il Fisco.

L’importante sequestro della scorsa settimana, segue di pochi giorni l’esecuzione di altre misure cautelari reali disposte dal G.I.P. del Tribunale di Ariano Irpino (D.ssa Antonella LARICCIA), su richiesta del P.M. della locale Procura della Repubblica (D.ssa Michela PALLADINO), nei confronti di un noto imprenditore del Tricolle, tale L.C.N. (di anni 31), nato ad Ariano Irpino, da tempo in affari con una nota società dell'arianese ed appartenente al settore della commercializzazione del ferro, anch’essa entrata nel mirino delle Fiamme Gialle lo scorso anno ed oggetto di accurate verifiche. All’imprenditore, coinvolto in una frode fiscale milionaria, sono stati sequestrati saldi attivi di conti correnti bancari e 2268 quote sociali (detenute nella Banca di Credito Cooperativo dell’Irpinia) per un valore che sfiora di poco i cento mila euro. I sequestri degli ultimi giorni testimoniano l’efficacia dell’azione di contrasto ai fenomeni più incalliti di evasione fiscale messa in campo dal Comando Provinciale di Avellino in sinergia con le diverse Procure dei Tribunali del territorio.


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