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Presentazione del libro "Magna Grecia – l’attività letteraria" di Romualdo Marandino

di , Venerdì, 30 Novembre 2018

La Magna Grecia, terra di colonizzatori calcidesi, achei, spartani, locresi, ioni e ateniesi, ubertosa e disseminata di  pòleis,  città-Stato, governate da oligarchie e degenerate in tirannie, già dall’ VIII a.c. nasceva tra Metaponto, Phitecusa (Ischia) e Cuma. Si estendeva con ondate migratorie a Sibari, Zancle, Crotone, Taranto, Locri Ephizefiri a Siri. Battevano moneta e dedicate all’agricoltura e al commercio, le città magno-greche resistettero alle popolazioni locali: Ausoni, Opici, Enotri, Iapigei e Itali e agli attacchi delle popolazioni interne quali Sanniti, Lucani e Bruzi intenti a conquistare il passaggio verso la costa. La lega italiota (o magnogreche) non sopportò l’urto delle popolazioni italiche e alla minaccia di Roma sempre più potente dopo le guerre puniche. Le città magnogreche vissero la decadenza inesorabile nell’età repubblicana e imperiale.

Il Libro di Romualdo Marandino, preside del Liceo Classico di Sant’Angelo dei Lombardi per molti anni, cultore di classici latini e greci, promotore di iniziative culturali anche all’estero, vice presidente del CLE, autore di numerosi saggi su scrittori antichi, nel suo ultimo lavoro analizza i frammenti di autori della Magna Grecia per restituire alla stessa un’articolata narrazione di se stessa attraverso poeti, drammaturghi, commediografi, filologi. Il saggio offre un ampio spaccato delle conquiste culturali della Magna Grecia che  è alle radici dell’Europa. Interessante il capitolo sulla letteratura di ricerca come la scienza medica per la visione laica della ricerca, libera e priva di vincoli religiosi o di casta.

Che senso ha studiare gli autori latini e greci oggi?

“Da quando la scienza diffida delle spiegazioni generali e delle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici, in una visione plurima, sfaccettata del mondo.”

Questo il pensiero di Italo Calvino delle “Lezioni americane” (Mondadori 1993); esso ben esprime il valore della letteratura antica che conserva intanto l’alito del mondo e dell’umanità in tutta la sua interezza quindi è auspicabile che l’interesse per gli autori antichi e i classici sia sempre vivo e diffuso. 

Il senso di disorientamento, la genericità della cultura veicolata dalla rete, l’assenza di quadri valoriali di riferimento della società “liquida” come teorizzata da Bauman, aprono la discussione sul valore inestimabile della letteratura come esperienza di humanitas. 

Buona lettura di buone letture a tutti.

Grazia Vallone

 


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