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Difesa Grande: le ragioni del NO.
Visto il concitato susseguirsi degli avvenimenti, non vogliamo perdere il filo di tutta la vicenda ed in particolare vogliamo mettere in evidenza le tante ragioni che hanno portato alla NON riapertura della Discarica di Difesa Grande, e che si confermano ancora validissime anche per il NO all'apertura della discarica di Pustarza a Savignano Irpino.
Segue una “breve” cronistoria dei fatti più salienti e alcune considerazioni estratte dai documenti e corrispondenze ufficiali.
1987 - Venti anni fa il comune di Ariano individua l’area di Difesa Grande come possibile sede di una discarica di R.S.U. (Rifiuti Solidi Urbani) a servizio del comune (produzione stimata di rifiuti 20 t/g circa).
1993 - La regione Campania decide di suddividere il territorio regionale in 18 bacini di utenza in cui realizzare degli impianti centralizzati di smaltimento rifiuti. Per la provincia di Avellino vengono individuati due differenti bacini (AV1 e AV2). In passato ogni comune aveva provveduto in maniera autonoma allo smaltimento dei rifiuti. Lo scopo, in questo modo, è combattere il fenomeno delle discariche abusive e/o incontrollate disseminate sul territorio. Nasce la ASI-DeV Ecologia S.r.l. Società a capitale misto pubblico-privato tra il consorzio ASI (Aree Sviluppo Industriale della provincia di Avellino) e la DeVizia Transfer s.p.a. (società specializzata nel trasporto rifiuti). Il capitale sociale è di 20 milioni di lire.
1994 - L’ASI-DEV presenta una proposta al Comune di Ariano per la realizzazione di una discarica per R.S.U. a servizio dei comuni del bacino AV2 di cui Ariano fa parte. Il presidente del Consiglio dichiara lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento rifiuti nella regione Campania (tale stato di emergenza dura a tutt'oggi avallato da una serie infinita di proroghe da parte dei governi di ogni colore politico). L’Asi-Dev stipula un contratto di affitto con i proprietari del terreno su cui verrà realizzata la discarica. Ad essi andranno £ 5 per ogni kg di rifiuti. Il presidente del Consiglio autorizza la realizzazione della discarica di Difesa Grande. Il prefetto di Napoli Improta (commissario per l’emergenza rifiuti) autorizza l’apertura della discarica per un periodo di due anni e con una capienza massima di trecentomila metri cubi di rifiuti. Con lo stesso provvedimento si approva il progetto presentato dalla Asi-Dev (investimento complessivo 4 miliardi di lire). La stessa Asi-Dev riceve in concessione sia la realizzazione che la gestione dell'impianto. Alla fine dell’anno il Comune di Ariano impugna avanti al TAR il provvedimento adottato dal commissario straordinario all'emergenza rifiuti.
1995 - La Soprintendenza Archeologica di Salerno chiede la revoca dell'autorizzazione alla costruzione della discarica e sospende i lavori di costruzione in attesa di esaminare il progetto. Il ministero dei beni culturali ed ambientali assoggetta a vincolo archeologico l'intera area su cui sorge la discarica. Il vincolo viene sospeso dal TAR di Salerno (ord. n° 1091/95). La Procura della Repubblica di Ariano sequestra l'area interessata ai lavori di realizzazione della discarica. Il tribunale di Avellino annulla detto sequestro "non ravvisando nella realizzazione della discarica un nocumento al patrimonio nazionale" (si ravvisa bensì un nocumento al patrimonio Asi-Dev). Si dimettono i componenti del consiglio di amministrazione dell'Asi-Dev. Il presidente dell'Asi invita gli amministratori dell'Asi-Dev a non assumere iniziative non concordate preventivamente con gli organi istituzionali preposti allo smaltimento dei rifiuti. La commissione di collaudo esprime parere favorevole all'impianto di Difesa Grande. Il prefetto di Avellino dispone che gli automezzi diretti alla discarica, al fine di evitare problemi alla pubblica incolumità, evitino il centro abitato e percorrano una strada secondaria attraverso le contrade Orneta e Tesoro. Il sindaco di Ariano ordina l'immediata sospensione dello sversamento dei rifiuti a Difesa Grande. La Procura della Repubblica di Ariano emette un nuovo provvedimento di sequestro cautelativo dell'area motivato dall'emissione del vincolo archeologico. La soprintendenza di Salerno autorizza "in via temporanea" il funzionamento della vasca già realizzata riservandosi di esprimere un parere sull'intero progetto in attesa della soluzione del contenzioso sul vincolo archeologico.
1996 - A seguito dell'autorizzazione della soprintendenza, il GIP di Ariano annulla il sequestro della discarica. I cittadini arianesi, prevalentemente abitanti nella contrada Difesa Grande, che tentano di impedire l'avvio dei lavori di realizzazione di una seconda vasca, vengono brutalmente caricati dalla polizia. Il TAR Campania annulla il provvedimento di apertura della discarica. Il sindaco di Ariano a seguito della sentenza del TAR chiude la discarica e diffida l’Asi-Dev a ripristinare lo stato dei luoghi. Il commissario di governo per l’emergenza rifiuti, ricorrendo ai poteri di ordinanza conferitigli per fronteggiare la medesima emergenza rifiuti, annulla la deliberazione del sindaco di Ariano ed intima la prosecuzione dello sversamento a Difesa Grande.
1997 - Lo sversamento prosegue tra proroghe e rinvii della chiusura, che viene infine fissata al 31/12/98. In mancanza il sindaco di Vittorio Melito minaccia le dimissioni; le stesse rientrano a seguito di un solenne impegno preso dal commissario di governo e dell’allora Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano a far chiudere la discarica entro pochi mesi.
1998 - Allarme inquinamento nel Cervaro; forti perdite di percolato nel torrente Lavella. Campioni di acqua prelevati dall'Asl Av1 nel Cervaro risultano "fortemente inquinati". Il "gruppo per la verifica delle attività di gestione delle discariche pubbliche" rileva la presenza di una volumetria di rifiuti pari a quella consentita. I consulenti della Procura della Repubblica rilevano che alla data del 19 giugno 1998 era presente in discarica un volume di rifiuti doppio rispetto a quello autorizzato. Il sindaco di Ariano delibera una nuova chiusura della discarica per motivi di igiene pubblica. Il prefetto di Napoli proroga l'apertura della discarica fino al 28 febbraio 1999.
1999 - Nuovo sequestro della discarica da parte del GIP di Ariano.
2001 - L’ARPAC rileva la presenza di metalli pesanti in quantità superiori alla norma in alcuni pozzi spia all’interno della discarica. L’ASL AV1 di Ariano dichiara il sito inquinato. Ne dovrebbe seguire la immediata chiusura e messa in sicurezza dell’impianto di smaltimento rifiuti ai sensi del D.M. 471/99 ma il Sindaco di Ariano decide di far istituire una commissione di “esperti” per effettuare altre analisi all’interno dell’impianto.
2002 - Il commissario di governo per l'emergenza rifiuti Bassolino dispone un finanziamento di 8 miliardi di lire in favore del comune di Ariano per la realizzazione di una variante alla SS90 in località Cardito, secondo qualcuno per consentire la prosecuzione dello sversamento a Difesa Grande. Il GTL (Gruppo Tecnico di Lavoro) del Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania dà parere favorevole alla lottizzazione di ulteriori aree nella zona di Difesa Grande. Una manifestazione pubblica contro la prosecuzione dello sversamento di rifiuti a Difesa Grande viene promossa da un comitato di associazioni operanti nel sociale (volontariato, ambientaliste, culturali, sociali ecc.). La società Italrecuperi di Caserta, già finita sotto la lente della commissione parlamentare sulle ecomafie per lo smaltimento di detriti provenienti dalla bonifica dell’Italsider di Bagnoli, acquisisce la SMAE, azienda dimessa nel 1987, e presenta un progetto di “riconversione industriale” per lo smaltimento dei rifiuti speciali. Il sindaco ordina la chiusura temporanea della discarica per favorire "ulteriori accertamenti sull'effettiva esistenza di inconvenienti igienico-sanitari" da parte della citata commissione comunale di esperti. Manifestanti scavalcano la recinzione, espongono striscioni contro la devastazione ambientale e l’indifferenza degli amministratori locali, smontano simbolicamente alcuni macchinari abbandonati all’interno dell’azienda. La Procura della Repubblica di Ariano sequestra la discarica e giunge finalmente il provvedimento di chiusura definitiva del Commissario di Governo per l’Emergenza Rifiuti con l’ingiunzione al privato della messa in sicurezza.
2003 - Il progetto della messa in sicurezza viene approvato ma il Commissario di Governo (Ord. N°52/03) dispone la riapertura del sito sostenendo che, per l’avvio del progetto di bonifica, è necessario “livellare” le vasche di Difesa Grande conferendovi un numero ancora non chiaro di “ecoballe”, cioè di rifiuti secchi già trattati. Quindi si ritiene che per un sito dichiarato inquinato e non in grado di “sopportare” altro peso l’unica via alla bonifica sia rappresentata dal conferimento di altri rifiuti. Il sindaco rassicura i cittadini sulla oramai prossima chiusura dello sversatoio. Alcuni cittadini in segno di protesta occupano l’aula consiliare. La Procura della Repubblica di Ariano sequestra l’impianto a seguito di denuncia delle associazioni ambientaliste riguardo la effettiva “entità merceologica” delle ecoballe. Annullamento del provvedimento di sequestro da parte del tribunale del riesame di Avellino. Riprende l’attività di conferimento dei rifiuti. La Procura della Repubblica di Ariano Irpino dispone il sequestro della discarica di Difesa Grande, nonché dell’area di giacenza dei rifiuti speciali presso il co.sma.ri. Av2. Il tribunale del riesame di Avellino annulla nuovamente il sequestro della discarica. Il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti emette l’ordinanza n° 96 con cui si autorizza il prosieguo dell’attività di conferimento per 120 giorni, giustificandola con una presunta sistemazione finale e messa in sicurezza della discarica. Devono essere ancora sversati altri 100.000 metri cubi di Fos e Sovvalli. Riprendono pertanto le attività della discarica, ma vengono sversate altre 142.000 tonnellate di rifiuti, pari a circa 160.000 metri cubi.
2004 – A marzo, il neocommissario all'emergenza rifiuti, Catenacci, vista la perdurante emergenza in Campania, decide la riapertura di Difesa Grande, solo per poco (30 giorni per un quantitativo non superiore a 60.000 tonnellate), promettendo chiusure e bonifiche. Questa volta, la popolazione di Ariano e dei centri vicini non si fida più. Si ritiene che il sacrificio di tanti anni debba essere rispettato, che Ariano Irpino non deve pagare per tutti, che lo Stato deve mantenere la parola più volte data attraverso i suoi rappresentanti. Pertanto la popolazione si mobilita e impedisce agli autocompattatori di raggiungere la discarica. La lotta prosegue ad oltranza, tra picchetti e cariche della polizia, finché, il 7 giugno 2004, il Prefetto Catenacci prende atto che, in tre mesi, sono stati comunque sversati più di 100.000 metri cubi di rifiuti ed emette un’ordinanza (la n.122), con la quale dispone la cessazione di ogni ulteriore smaltimento nella discarica di Difesa Grande.
Nel giugno del 2006 si ricomincia a parlare dell’apertura di Difesa Grande. Il sindaco comunica al Prefetto Catenacci che occorre smentire con decisione i quotidiani regionali e locali che continuano ad indicare Difesa Grande quale soluzione estrema dell’emergenza. E invece a settembre 2006 il sindaco di Ariano viene convocato a Napoli dal Commissariato per l’Emergenza Rifiuti. Catenacci gli comunica l’intenzione di riaprire Difesa Grande. Relazioni tecniche discutibili di consulenti ben indirizzati, cercano di dimostrare che l’inquinamento non c’è e d’incanto emergono ulteriori volumetrie. Quando si comincia ad investigare sulla tenuta idraulica del telo posto al di sotto dei rifiuti abbancati occorre chiedere un secondo rilievo, questa volta ad un’altra società con sede a Pozzuoli. Anche questo secondo studio non chiarisce se la membrana sia intatta e se lo stato di argilla non presenti da qualche parte qualche discontinuità pericolosa per i terreni. Alla fine su parere tecnico favorevole, datato 22 settembre 2006, Catenacci firma l’ordinanza di riapertura della discarica di Difesa Grande.
Anche Catenacci, pertanto, si aggiunge a quanti, Ministri degli Interni, Prefetti Commissari, Presidenti di Regione e Presidenti di Provincia, avevano preso impegni, garantito il rispetto di accordi regolarmente sottoscritti e poi beffardamente rimangiati, al punto tale da azzerare completamente la credibilità delle Istituzioni. E questo sempre nel nome dell’emergenza endemica e della solidarietà verso la provincia e verso la regione.
Una settimana prima dell’ordinanza, l’Amministrazione comunale, si era costituita parte civile nel processo a carico di 25 amministratori e tecnici della società che aveva gestito la discarica di Difesa Grande dal 1994. Tra il 2002 e il 2004, in tredici mesi di attività, il gestore della discarica ha realizzato un fatturato di quasi 24 milioni di euro. Viene chiesto al Procuratore della Repubblica di voler valutare la possibilità di un sequestro preventivo ai fini probatori della discarica. L’8 ottobre 2006 il Tribunale di Ariano Irpino, dispone il sequestro preventivo per evitare che l’alterazione dei luoghi possa alterare la prova processuale.
Il sequestro avviene prima dell’entrata in vigore del decreto legge 9 ottobre 2006 n.263 che indica Ariano Irpino, Tufino e Villaricca come le tre discariche della Campania destinate a farsi carico dell’ennesima emergenza rifiuti della Regione Campania .
Questa volta, il 20 ottobre 2006, finalmente anche il Tribunale del Riesame di Avellino conferma il sequestro. Una decisione che conferma non solo la opportunità ma la doverosità di un sequestro preventivo a tutela di un procedimento con sedici capi di accusa per reati ambientali gravissimi. Ma non finisce qui.
L’11 maggio 2007 la Gazzetta Ufficiale pubblica il decreto legge n. 61. Il nome di Ariano Irpino stavolta non è indicato esplicitamente, ma all’art. 2 il Governo concede al Commissario delegato il potere di requisire discariche ancorché sottoposte a provvedimenti di sequestro giudiziario. Vale a dire, Difesa Grande di Ariano Irpino. Siamo così in presenza del disinvolto stravolgimento di ogni regola dello stato di diritto con la macroscopica invasione di campo del potere esecutivo nella sfera del potere giudiziario. A dispetto dei sacrifici fin qui patiti dalla popolazione di Ariano e a dispetto della garanzia della Giustizia si vuole a tutti i costi riaprire la discarica di Difesa Grande.
Il 28 maggio il sindaco scrive al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in qualità di primo Magistrato d’Italia, perché sia resa finalmente giustizia in senso formale e sostanziale.
L’emergenza rifiuti in Campania continua e diventa drammatica. Viene fissata per il 17 giugno la chiusura dell’unica discarica attiva nella regione, quella di Parapoti. Diventa sempre più insistente la voce che indica Difesa Grande come unica alternativa a Parapoti.
Il giorno 11 giugno il Consiglio comunale di Ariano si riunisce e all’unanimità, da destra a sinistra, vota un ordine del giorno in cui si dichiara contrario alla riapertura della discarica e fa presente che potrebbero esserci anche problemi di ordine pubblico. La risposta del Governo non si fa attendere: il giorno successivo il Prefetto di Avellino chiede con un fax al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale di Ariano di convocare il Consiglio stesso per rivedere la sua decisione.
Il 14 giugno Bertolaso si reca ad Ariano per tentare di spiegare le modalità, i tempi e le ragioni dell’imminente riapertura già decisa. La popolazione in piazza Plebiscito gli manifesta la sua ferma opposizione. Volano fogli di carta con la scritta “NO” e un calcio contro la sua macchina. Bertolaso è costretto a lasciare Ariano. Il sindaco Gambacorta scrive a Bertolaso e conferma il NO alla riapertura della discarica, da parte di tutta la giunta comunale.
Il 15 giugno 2007 il sindaco riceve una telefonata del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Romano Prodi che comunica la riapertura della discarica di Difesa Grande per 20 giorni. Il Sindaco ribadisce tutta la contrarietà espressa dal Consiglio Comunale, sottolineando i grandi sacrifici di dieci anni della popolazione arianese e il sequestro della Discarica operato dalla Magistratura. Il Presidente del Consiglio ribadisce che emetterà una propria Ordinanza. Ultima ciliegia sulla torta, per questi 20 giorni si affida la gestione della discarica agli stessi soggetti attualmente imputati per i gravi reati commessi contro l'ambiente. L'ASI-DEV.
Il 16 giugno 2007 viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri con cui si sancisce la riapertura della Discarica di Difesa Grande per un periodo di 20 giorni a decorrere dal 18 giugno 2007. Il Commissario delegato per la bonifica e la tutela delle acque della Regione Campania provvederà a predisporre un apposito piano per la caratterizzazione e per i conseguenti interventi di bonifica e messa in sicurezza dell’area.
Il 18 giugno 2007 è la data fissata per l’arrivo dei compattatori. Il sindaco di Ariano Gambacorta, con i sindaci di Savignano, Greci, Montaguto, San Sossio, Vallata e Monteleone indicono una manifestazione per difendere le ragioni del NO. Nel frattempo squadre di celerini bloccano la Strada Statale 90. I compattatori si incolonnano lungo la strada, la popolazione numerosa, ma estremamente civile, ne impedisce il passaggio.
Il 19 giugno 2007 avviene la svolta. Le autorità politiche locali decidono di affrontare il problema diplomaticamente inviando una rappresentanza a Roma e nel frattempo convincono la popolazione ad evitare ogni azione violenta. Il risultato della concertazione è che l’ordinanza di riapertura non si discute. Gli arianesi ottengono in cambio di questo ennesimo sacrificio la promessa che dopo i 20 giorni non solo la Discarica verrà definitivamente chiusa, ma che nel futuro il territorio di Ariano non verrà più interessato da nuovi siti di smaltimento rifiuti e che saranno immediatamente avviati gli interventi di bonifica, per la quale la regione Campania ha già reso disponibile lo stanziamento di 5 milioni di euro. La popolazione si ritrova costretta a lasciar passare i compattatori.
Il 22 giugno 2007 si svolge a Napoli una riunione per definire il piano di bonifica di Difesa Grande. Dovrà essere approntato dall’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania). Il Commissariato indirà la gara d’appalto, mentre i tempi saranno controllati dall’Amministrazione Comunale di Ariano.
Il 29 giugno 2007 si mobilita Savignano contro l’apertura della discarica di contrada Ischia, sancita dallo stesso decreto di chiusura di Difesa Grande. Nel frattempo riapre la SS 90 chiusa per una frana da quasi due anni.
Il 4 luglio 2007 la procura di Santa Maria Capua Vetere emette 38 provvedimenti di fermo nei confronti di cittadini campani e irpini per l’illecito smaltimento di 980.000 tonnellate di rifiuti con un giro d’affari di 7,5 milioni di euro.
Il 5 luglio 2007 il D.L. 11.5.2007 n.61 diventa legge. Il sito di Difesa Grande al termine dei 20 giorni sarà definitivamente chiuso.
Il 6 luglio 2007 Bertolaso si dimette non essendo stato messo nelle condizioni di risolvere il problema emergenza rifiuti. Al suo posto il prefetto Pansa.
L’8 luglio 2007 si svolge una nuova manifestazione della popolazione di Savignano contro l’apertura della discarica a Contrada Ischia. Il neocommissario all’emergenza rifiuti Pansa annuncia la chiusura definitiva di Difesa Grande per il 9 luglio 2007 e l’imminente inizio dei lavori per l’apertura del sito di Savignano.
Il 9 luglio 2007 chiude Difesa Grande. In 20 giorni sono stati versati tra le 100.000 e le 150.000 tonnellate di rifiuti.
L’11 luglio 2007 una commissione campano-pugliese valuterà l’idoneità del sito di Savignano ad ospitare la discarica. Tutto bloccato in attesa del parere vincolante della commissione.
Nel frattempo l’emergenza rifiuti continua…
20 gennaio 2008 il neo-supercommissario per l’emergenza rifiuti della Campania Gianni De Gennaro individua una serie di discariche che potrebbero essere riaperte per affrontare l’emergenza. La Discarica di Difesa Grande è fra queste.
21 gennaio 2008 sentite voci sulla possibile ennesima riapertura di Difesa Grande, il sindaco Gambacorta scrive al Presidente della Repubblica una lettera ricordandogli le note vicende che hanno portato alla chiusura “definitiva”, chiedendogli un “Suo autorevole intervento perché una legge da Ella promulgata venga integralmente rispettata, evitando che la fiducia nelle Istituzioni possa venire meno dopo i solenni impegni del giugno 2007”.
Il commissario De Gennaro individua le prime tre discariche che verranno riaperte: Difesa Grande per 10 giorni (per 42.000 tonnellate di rifiuti), Villaricca a Napoli (35.000 tonnellate) e Montesarchio a Benevento (21.000 t).
22 gennaio 2008. Dopo un incontro con il presidente della provincia di Avellino De Simone, il commissario De Gennaro mostra il suo piano: la discarica di Difesa Grande riaprirà tra circa 1 settimana. Nei primi 10-15 giorni verrà utilizzata come vera e propria discarica. In seguito, nell'attesa che venga ultimato l'allestimento della discarica di Savignano, ospiterà le ecoballe preparate al cdr di Pianodardine. Questa nuova emergenza costringerà pertanto la forzata riapertura della discarica di Difesa Grande almeno fino al 30 aprile 2008. Il sindaco di Ariano Gambacorta risponde che la riapertura di Difesa Grande è fuori discussione, c'è margine di trattativa soltanto nell'eventualità di uno stoccaggio provvisorio di ecoballe in un sito diverso.
23 gennaio 2008. La Gazzetta Ufficiale pubblica l'ordinanza del Presidente del Consiglio che dispone la riapertura di Difesa Grande "in deroga a quanto stabilito dall'art.3 del D.L. 11 maggio 2007 n.61". Questa volta la gestione del sito viene affidata al Consorzio Bacino Napoli 3, fino al 30 aprile. L'ordinanza non specifica i quantitativi da sversare nè la tipologia dei rifiuti. Il consiglio comunale di Ariano Irpino conferma il suo NO alla riapertura dichiarando che si ricorrerà in tutte le sedi possibili, dal TAR alla Corte Europea di Giustizia. L'ex senatore Luigi Franza, uno dei massimi esponenti del consiglio comunale, rassegna le sue dimissioni come forma di protesta nei confronti di questo ennesimo sopruso.
24 gennaio 2008. Iniziano i sopralluoghi per definire la realizzazione delle discariche a Savignano (definitiva), Ariano (provvisoria) e Flumeri per lo stoccaggio delle ecoballe. Il sito di Flumeri sarà riattivato in 48 ore ed accoglierà le ecoballe prodotte nell'arianese e in Alta Irpinia.
26 gennaio 2008. La tensione sale. A Montesarchio ci verificano scontri e blocchi sulla linea ferroviaria. Nel frattempo squadre di celerini giungono ad Ariano. La città di Ariano si mobilita. Verranno allestiti presidi nei posti strategici sulla strada che porta a Difesa Grande. Il Sindaco e il Consiglio Comunale annunciano che staranno dalla parte della popolazione.
28 gennaio 2008. Mentre il Commissiario De Gennaro continua a lanciare appelli nei confronti delle popolazioni interessate dalla riapertura delle discariche perché compiano un gesto di responsabilità, per sollevare in parte questa situazione di cronica emergenza, Ariano si mobilita e indice uno sciopero generale. L'emittente TV locale Canale58 documenta con riprese aeree l'area del "Triangolo della morte" costituito dai siti di Savignano, Sant'Arcangelo Trimonte e Difesa Grande, evidenziando in quest'ultima l'assenza di spazio per l'afflusso di tante migliaia di tonnellate di rifiuti.
29 gennaio 2008. Grande partecipazione alla manifestazione indetta per ribadire il NO all'ennesima riapertura di Difesa Grande. Davanti ad almeno diecimila persone, raccolte al bivio di Villanova, il sindaco Domenico Gambacorta ha riaffermato la determinazione di una popolazione stanca di subire i soprusi, le contraddizioni e l'assoluta illegalità degli atti di una classe politica incapace di risolvere l'emergenza rifiuti.
30 gennaio 2008. Alla trasmissione Porta a Porta il sindaco Gambacorta riafferma la richiesta, da parte della popolazione di Ariano, che venga rispettata una legge dello Stato che ha sancito la chiusura definitiva della discarica.
31 gennaio 2008. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano convoca una rappresentanza del Consiglio Comunale di Ariano, con a capo il sindaco, per ascoltarne le ragioni. In realtà la delegazione incontra soltanto il Consigliere agli Affari Interni Ruffo, il quale ha assicurato che si stanno studiando soluzioni alternative.
1 febbraio 2008. La decisione di riaprire la discarica è stata sospesa. Tecnici inviati dal Commissario De Gennaro stanno valutando se sussistono le condizioni tecniche e sanitarie per la riapertura del sito nel pieno rispetto delle norme e della salute dei cittadini. Intanto anche il Vescovo della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia, monsignor Giovanni D´Alise, dichiara di essere dalla parte della popolazione.
2 febbraio 2008. Più di mille persone partecipano alla fiaccolata "Tutti i colori della solidarietà" indetta per ribadire il No della popolazione, dell'amministrazione comunale, dell'Antenna Sociale e di tutte le associazioni alla riapertura della discarica di Difesa Grande.
4 febbraio 2008. La Procura della Repubblica di Ariano si attiva e vuole verificare se vi siano state eventuali omissioni sulla scelta di eventuali siti alternativi alla discarica di Difesa Grande. Inoltre si vuole accertare se vi siano state pressioni politiche anche sulla scelta del sito di Savignano. In serata giunge la notizia che si è verificata una grossa fuoriuscita di percolato, in seguito alla sospensione delle attività di manutenzione quotidiana sulla discarica requisita.
9 febbraio 2008. Mentre i tecnici sono ancora al lavoro e non è ancora stato deciso se e quando verrà utilizzata la discarica arianese, viene identificato in località Pustarza, a soli 3 km da Difesa Grande, il sito in cui verrà allestita una mega discarica nel comune di Savignano Irpino. Si tratta di una superficie di 20 ettari. Accantonata l'ipotesi di Contrada Ischia per motivi tecnici, si è voluto identificare comunque nell'ambito del comune di Savignano un sito alternativo. Risulta evidente che si stia deliberatamente cercando di colpire una determinata area geografica, senza motivazioni apparenti. Si prevedono nuove proteste.
10 febbraio 2008. I sindaci di Savignano, Montaguto, Greci ed Ariano Irpino, con l'appoggio dei sindaci pugliesi di Monteleone e Panni, chiedono un incontro con il presidente della Provincia di Avellino per avanzare le loro perplessità nei confronti di quello che viene ritenuto accanimento territoriale. Già nel 2004, infatti, erano stati individuati 5 siti idonei. Dovendo scartare Savignano - Contrada Ischia per inidoneità tecnica e Difesa Grande per la legge n.87/2007, ci sarebbero ancora altri 3 siti, in altri comuni della provincia, a disposizione del commissario De Gennaro.
11 febbraio 2008. L'ottimismo dei giorni scorsi fa scemando. La Gazzetta Ufficiale pubblica il decreto con cui si autorizza, dal punto di vista legale, l'eventuale riapertura di Difesa Grande. Intanto 130 agricoltori ricevono l'avviso di esproprio dei loro campi per l'allestimento della discarica in località Pustarza a Savignano. Parte nuovamente la protesta. E' ormai chiara l'intenzione, da parte del Commissario De Gennaro, che l'area tra Ariano e Savignano non sarà risparmiata in nessun caso.
13 febbraio 2008. Viene approvato il piano di caratterizzazione della discarica di Difesa Grande. Entro 30 giorni sarà indetta una gara per le operazioni di bonifica. Intanto la lotta a difesa del territorio continua. E' stata indetta una mobilitazione generale per il prossimo sabato 16 febbraio, Ariano e Savignano unite nella lotta.
16 febbraio 2008. I timori degli ultimi giorni vengono finalmente smentiti. Una nuova ordinanza annulla quella che annunciava la riapertura di Difesa Grande, la discarica rimane chiusa. La popolazione di Ariano partecipa comunque alla grande manifestazione in solidarietà della vicina Savignano per ribadire il NO all'accanimento territoriale, vista l'intenzione di aprire un'altra discarica sempre nella stessa area.
18 febbraio 2008. La situazione precipita a Savignano. In mattinata circa 300 celerini in assetto antisommossa, mandati per fare da scorta a 4 trivelle dirette a Contrada Pustarza, caricano alcuni manifestanti che si opponevano al loro passaggio. Diversi feriti, tra i quali anche il giornalista Gianni Vigoroso devono ricorrere alle cure mediche. La popolazione scende in strada, viene occupata la stazione ferroviaria di Savignano Scalo, i treni non passano.In serata altri scontri all'altezza del casello di Grottaminarda dell'autostrada, questa volta ad avere la peggio è Anselmo La Manna, del circolo Hirpus, che viene ricoverato in prognosi riservata nel reparto di neurologia dell’ospedale di Ariano per un trauma cranico/toracico.
Marzo 2008. In vista della decisione ormai definitiva di utilizzare il sito di Pustarza (ex-discarica comunale mai bonificata), parte l'iniziativa degli abitanti di Savignano di fondersi con la città di Ariano, in questo modo, per la legge 87/2007, non ci sarebbero le condizioni legali per aprire una discarica.
2 aprile 2008. Arrivano le ruspe a Pustarza. Il progetto prevede la realizzazione di una discarica che dovrà accogliere almeno 700 mila tonnellate di rifiuti non trattati. La promessa che si trattava soltanto di una discarica provinciale viene smentita dai fatti. Pustarza è stata scelta per tamponare l'emergenza rifiuti di tutta la Campania. In mattinata ignoti danno alle fiamme la centralina elettrica che alimenta i passaggi a livello della stazione di Savignano. La tensione è molto alta. Sin dalle prime ore della mattina viene attivato un blocco sulla Statale 90 all'altezza del rione Cardito ad Ariano Irpino. Nel pomeriggio si radunano quasi 3000 persone. Alcuni manifestanti cercano di requisire una telecamera della polizia che riprendeva la scena. Due funzionari di polizia si rifugiano all'interno di un giardino privato, uno dei due estrai anche la pistola d'ordinanza. Dopo due ore di trattative vengono liberati.
3 aprile 2008. In mattinata alla stazione di Savignano si crea un'altra situazione di tensione tra i carabinieri e alcuni manifestanti. Nella confusione una camionetta dei militari travolge un'anziano portatore di handicap, il parabrezza della camionetta risulta rotto, forse da un sasso. Un carabiniere e l'anziano ricorrono alle cure in ospedale. Nel pomeriggio con una grande manifestazione popolare, un lungo serpentone pacifico (si parla di 5mila persone, anziani, donne, bambini) parte da Ariano e dopo 5 ore di cammino arriva a Pustarza, superando nel tragitto due posti di blocco dei celerini. In prossimità di Pustarza la polizia interviene con lacrimogeni e si oppone all'occupazione del sito. La folla stremata da 25 km di marcia e dal freddo intenso, a notte fonda, torna a casa stanca, ma fiera di aver dimostrato ancora tanta compattezza.
La storia si ripete.
Rileggendo la storia di Difesa Grande, e quella di Pustarza dei nostri giorni, appare evidente che, in tutti questi anni, i diritti di un’intera cittadinanza sono stati calpestati. Sempre in nome della solidarietà e della coscienza civica, le promesse dei vari rappresentati delle Istituzioni sono state sempre smentite dai fatti.
La gente è stanca, non vorrebbe, ma sarà costretta a tornare ai tempi della battaglia epica del marzo 2004, quando migliaia di uomini, donne, anziani, studenti, lavoratori, senza distinzione alcuna, nel freddo e nel gelo, civilmente, ma con fermezza e decisione che richiamano la nostra storia di Città orgogliosa e dignitosa, avevano fermato i camion carichi di rifiuti ancora una volta diretti a Difesa Grande.
Oggi come allora, questa gente non ne può più. Questa gente ha sopportato un sacrificio oltre ogni limite, oltre ogni ragione. Questa gente ha avuto sempre fiducia nello Stato, ha sopportato chiusure e riaperture, sequestri e annullamenti, proroghe e promesse. E ci ritroviamo ancora una volta al punto di partenza.
Dopo avere di fatto cancellato le prove di un processo penale con il rischio di una assoluzione generalizzata, ci si è fatto beffa della parola data con una Legge dello Stato, legge sottoscritta e promulgata soltanto 6 mesi dagli stessi politici che oggi la smentiscono.
Undici anni e un milione e cinquecento mila tonnellate di rifiuti. Una collina che ha cambiato il paesaggio, che ha cambiato la nostra storia. Una collina che ci ha umiliati, beffati e demoralizzati. Con l'apertura di una nuova discarica ancora più grande a Savignano la “nostra” salute e quella dei nostri figli sono in grave pericolo. La stessa la volontà di progettare ancora un futuro per la nostra terra è in grave pericolo.
Ma è mai possibile che in tutta l’Irpinia, in tutta la Campania e in tutta la nazione non vi siano altre soluzioni?
Ma veramente vogliono farci credere che pur avendo battuto palmo a palmo l’intera Regione non esista altro sito che Difesa Grande e dintorni, come Savignano e anche Sant’Arcangelo Trimonti che sono a due passi da noi?
Ma veramente pensano che questo lembo della provincia di Avellino debba farsi carico dell’incapacità di una classe dirigente che decide a senso unico?
Ma veramente vogliono farci credere che da questa emergenza si esca nel giro di poche settimane? Come si può pensare di uscire da un'emergenza creando altra emergenza?
Facciamo una sola richiesta: NO ai rifiuti ad Ariano e a Savignano. Un NO definitivo che ragioni tecniche, giuridiche ma soprattutto etiche e morali.
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