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Una “firma” per salvare Aequum Tuticum

di , Venerdì, 10 Gennaio 2014

Quanti di noi sono al corrente di avere in casa un patrimonio storico - archeologico rilevante che, oltre a rappresentare un fiore all’occhiello per la città, può essere fonte di turismo e relativo indotto? Ma perché questo patrimonio venga adeguatamente valorizzato e utilizzato, occorre preservarlo, anzi prim’ancora, restaurarlo. Stiamo parlando del trascurato e vituperato sito di Aequum Tuticum, già citato da Orazio nel 35 a. C. nella quinta satira, dove l'Autore narra il viaggio che ha compiuto da Roma a Brindisi. Quella satira era nota anche a quattro Olandesi, che nel 1778 in “Un Grand Tour”, raccontarono il loro passaggio per Ariano proprio sulle tracce di Orazio. Willem Carl Dierkens e Willem Hendrik Nieuwerkerke, Nicolaas Ten Hove e Nathaniel Thornbury, decisero di recarsi in Sicilia attraversando l’Italia meridionale e la Puglia, accompagnati dal pittore Louis Ducros, che Ten Hove aveva ingaggiato perché fissasse su tela i momenti salienti del viaggio. “Il 20 aprile 1778…decidemmo di passare la giornata ad Ariano… in un primo momento credemmo che il paese avrebbe potuto essere l’Aequum Tuticum di cui parla Orazio, ma l’oste ci assicurò che in Ariano c’erano molte sorgenti d’acqua, cosa che capovolse le nostre congetture in proposito…”

In località S. Eleuterio, si trovano le rovine hirpine, romane e medioevali di Aequum Tuticum, risalenti al VI secolo a.C.: nel sito sono stati rinvenuti i resti di un edificio termale, di abitazioni e iscrizioni latine di età imperiale, di una villa tardo - antica e di un insediamento abitativo medievale. I resti archeologici di località S. Eleuterio, sono stati individuati come centro antico (vicus), identificato con Aequum Tuticum, citato da fonti antiche come nodo viario sulla Via Traiana e, successivamente, sulla Herculea.

I reperti archeologici ritrovati ad Ariano Irpino e Casalbore (maschere, terracotte figurate, fibule di bronzo, pezzi di statuette) si possono ammirare presso il Museo archeologico di Ariano Irpino, nel Palazzo Anzani.

I giovani allievi dell’indirizzo artistico dell’Istituto Superiore Bruno-Dorso hanno visitato il sito e hanno constatato lo stato di abbandono e di degrado in cui versano i resti archeologici. La struttura metallica per proteggere gli scavi dalle intemperie, è completamente crollata sotto il peso delle nevicate del 2013 e non vi è più protezione per i mosaici, ormai sparsi sul terreno. La voglia di ripristinare l’ingresso e rendere “visitabile” il luogo, spinge i ragazzi a simulare una possibile forzatura dei lucchetti che ora impediscono (giustamente) l’accesso. Saranno loro la generazione costretta ad emigrare in cerca di lavoro mentre il nostro patrimonio artistico, che potrebbe offrirgli opportunità lavorative, viene offeso e vituperato? Possiamo permettere che l’incuria e la mancanza di oculatezza, trasformino questo sito archeologico un cumulo di macerie abbandonate?

Quante potenzialità turistiche e commerciali possiede una zona archeologica che, solo parzialmente portata alla luce, riserva tanti reperti che affiorano nei terreni circostanti, arati senza che nessuno impedisca la continua distruzione di tanti manufatti antichi?

Il “Living Lab Irpino” si fa promotore, in collaborazione con l’Istituto Superiore “Bruno-Dorso” di Ariano Irpino, di un’iniziativa mirata al “salvataggio” di un bene così prezioso per tutta la popolazione irpina. La proposta mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e le Amministrazioni locali, affinché si effettui una giusta ricognizione del luogo e si proceda, nel più breve tempo possibile, a redigere un progetto di tutela e riqualificazione dell’area archeologica.

Firmiamo tutti (http://www.livinglabirpino.it/page18.html), e facciamo firmare, diffondendo anche attraverso i social network, per scongiurare che il nostro patrimonio archeologico vada in rovina e perché finalmente venga preservato e considerato come una preziosa opportunità.

Floriana Mastandrea
www.florianamastansdrea.it


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