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Coronavirus e bambini, 7 parole-chiave

di , Giovedì, 16 Aprile 2020

Da qualche settimana il mondo ha un aspetto decisamente diverso. L’emergenza che stiamo fronteggiando ha stravolto la nostra quotidianità, trasformando drasticamente le nostre priorità e la nostra percezione della realtà. All’interno di questa cornice, molti genitori si stanno chiedendo quali siano le strategie giuste da adottare con i bambini per gestire al meglio l’emergenza Covid-19.                
Premesso che non esiste, per fortuna, il “manuale del genitore perfetto”, che non ci sono libretti contenenti istruzioni valide per tutti e che, ogni singola famiglia, sta vivendo una realtà emotivamente unica, soggettiva e diversa da tutte le altre, ho individuato 7 parole-chiave che spero possano contribuire a fare un po' di chiarezza e a sciogliere qualche dubbio.               

1.INFODEMIA               
Esattamente come accade per i virus, oggi le notizie si diffondono in modo rapido e attraverso molteplici canali. I fatti verificati scientificamente si mescolano alle voci prive di fondamento o ai dati provvisori suscettibili di revisioni anche sostanziali. Il risultato è un grande caos all’interno del quale diventa molto complesso orientarsi. Dal momento che è compito del genitore o dell’adulto di riferimento filtrare la quantità e la qualità delle informazioni che giungono al bambino, diventa necessario che essi reperiscano le informazioni solo ed esclusivamente da fonti attendibili ed ufficiali, in grado di fornire un quadro chiaro e scientifico della realtà che ci circonda.              

2. VERITA’      
I bambini hanno il diritto di conoscere la verità e di essere adeguatamente informati. È importante parlare loro in modo chiaro e diretto, attraverso spiegazioni semplici e realistiche, calibrandone il grado di approfondimento ed il linguaggio in base all’età e al livello di maturazione. Non è necessario spiegare tutto e subito. Lasciamo ai bambini il tempo occorrente per elaborare le nostre informazioni e aspettiamo che siano loro,eventualmente, a tornare da noi per chiedere ulteriori spiegazioni. È bene ricordare, però, che ciascun bambino costruisce la sua personale visione del mondo interpretandolo a partire dal proprio vissuto e dalle proprie emozioni. Al fine di evitare, dunque, che questa “visione del mondo” risulti confusa e poco aderente alla realtà, è fondamentale parlare con loro in maniera sincera, trasmettergli fiducia e rassicurarli. L’obiettivo è far in modo che il bambino si senta fisicamente ed emotivamente all’interno di un ambiente protetto.

3. DIALOGO    
Il dialogo costituisce la solida base della relazione con il proprio figlio. Questo si costruisce nel tempo e dovrebbe essere caratterizzato da alcuni elementi essenziali, come ad esempio:           
- la fiducia, affinché il bambino si senta totalmente libero di comunicare ciò che pensa e sente dentro di sé;
- l’empatia, ovvero quella capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, in grado di ridurre le distanze di alimentare il sentimento di prossimità. È indicativa del rispetto che nutriamo per l’universo emotivo del bambino e dell’importanza che attribuiamo ai suoi pensieri e alle sue preoccupazioni. L’empatia ci consente, quindi, di comunicargli: “Capiamo bene ciò che stai provando”;              
- l’ascolto attivo, ovvero la capacità di mantenere alto il livello di attenzione e di partecipazione durante l’atto comunicativo. Porre domande e mostrarsi aperti a riceverne, suggerisce al bambino il nostro grado di interesse per tutto ciò che egli ha creato nel suo immaginario e dal quale è necessario partire per costruire il dialogo e fornire le giuste indicazioni e/o correggere eventuali inesattezze;        
- la scelta, accurata, delle parole da utilizzare e, sopra ogni altra cosa, di quelle da non utilizzare. Termini come “guerra” o “mostro”, evocano nella mente del bambino immagini che contribuiscono ad alimentare la paura e l’angoscia per ciò che sta accadendo intorno a lui.            

4. ACCOGLIENZA        
È molto probabile che il bambino, in queste settimane, stia manifestando paura, tristezza e rabbia. Tutte emozioni legittime e comprensibili dato il cambiamento sostanziale al quale ha dovuto far fronte.       Davanti a queste emozioni la parola d’ordine deve essere: accoglienza. Il bambino, oggi più che mai, ha bisogno di adulti in grado di comprenderlo e accettarlo con tutte le sue capacità e difficoltà.             
Un genitore che accoglie le ansie e le preoccupazioni del bambino fornisce uno strumento utile a contenerle e gli suggerisce l’idea di essere al sicuro e protetto. Accogliere, senza minimizzare o banalizzare il suo vissuto con frasi tipo: “Non ci pensare” o “Pensa alle cose belle, questo ora non ha importanza”;così facendo, corriamo il rischio di far sentire il nostro bambino incompreso e completamente solo e disarmato di fronte alle emozioni che sta provando. 

5. ROUTINE    
Il cambiamento apportato alle nostre vite dall’emergenza Covid-19, ha condotto innanzitutto ad uno stravolgimento della routine e delle abitudini consolidate. Queste rivestono, invece, un ruolo essenziale per il bambino perché consentono di costruire progressivamente delle regolarità temporali, anche affettive, che aiutano a farlo sentire al sicuro e collegato con il mondo circostante. Diventa, così, prioritario inventare un nuovo modo di vivere, costruire insieme nuovi rituali quotidiani che gli consentano di prevedere ciò che accadrà durante la sua giornata, già così fortemente stravolta. Accanto alle attività intellettualmente più impegnative, ai momenti artistici, ai giochi e alle occasioni di svago, è bene riservare un po' del nostro tempo ai momenti durante i quali, sfruttando le tecnologie a nostra disposizione, manteniamo in vita l’importante rete sociale del bambino.    
Tuttavia, concediamoci sempre un margine di flessibilità rispetto a quanto programmato. Ricordiamo a noi stessi che il tempo di cui disponiamo non va necessariamente riempito tutto e a tutti i costi con attività strutturate. La noia, troppo spesso bistrattata, contiene in sé il potere di stimolare la riflessione e la creatività di ognuno, bambini ed adulti.  

6. SPERANZA
Per trasferire serenità occorre,per quanto possibile, avere un atteggiamento positivo, fiducioso e costruttivo, anche nell’emergenza. Diventa, quindi, prioritario per il benessere e l’equilibrio del bambino, tenere accesa la speranza, evitando discorsi fatalistici e senza cedere al catastrofismo.  È preferibile puntare sul valore dell’impegno che ciascuno di noi deve mettere per ottenere una buona risoluzione del problema. Non confondiamo, però, la speranza con la certezza assoluta:“Andrà tutto bene ”non significa che siamo esseri immortali ed invincibili ma, semplicemente, che è possibile, con l’impegno di tutti, migliorare la condizione attuale ed uscirne, forse, anche migliori di prima.               

7. IMPERFEZIONE     
Essere genitori affidabili non significa essere genitori infallibili. Concediamoci l’imperfezione liberandoci dal senso di inadeguatezza. La perfezione non esiste, è innaturale e, sopra ogni altra cosa, non è sincera. I bambini percepiscono le nostre emozioni e il nostro stato d’animo e, a differenza di quel che comunemente si pensa, sono anche in grado di accogliere le nostre imperfezioni.        
D’altronde, essere genitori, non è un mestiere e non esistono ricette preconfezionate che conducono ad un risultato prestabilito e prevedibile. Si tratta, più che altro, di una relazione che si costruisce nel tempo e che deve rappresentare la base sicura; essenziale è che il bambino sia pienamente consapevole che l’adulto di riferimento si sta prendendo cura di lui con amore e abnegazione.  


Dr.ssa Nunzia Spinelli – Pedagogista e Coordinatrice di servizi socio-educativi, cura per Città di Ariano la rubrica di pedagogia e psicologia “CompletaMente”, insieme alla Dr.ssa Concetta Puopolo.




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