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Mio figlio è dislessico. BES e DSA: facciamo un po' di chiarezza

di , Venerdì, 04 Dicembre 2020

Negli ultimi anni si sta diffondendo un numero sempre maggiore di sigle utilizzate per descrivere le difficoltà vissute dai nostri figli nel contesto scolastico. Tra gli acromini più utilizzati due risultano prevalenti: BES e DSA. 
Tuttavia, data la loro rapida espansione e l’utilizzo non sempre corretto dei termini, spesso si rischia di fare confusione.

Dunque, proviamo a fare un po' di chiarezza!

Cosa intendiamo con la sigla BES?
B ➡️ Bisogni 
E ➡️ Educativi 
S ➡️ Speciali 

Questa macro-categoria include tutti i bambini e i ragazzi con forme di comprovata disabilità, disturbi del neurosviluppo, disturbi del linguaggio, Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), disturbi da Deficit di Attenzione e/o Iperattività (ADHD), svantaggio causato dal contesto socioeconomico e culturale o altre condizioni tali da ostacolare, anche solo transitoriamente, l'apprendimento scolastico. 

ATTENZIONE: 
La diagnosi di BES non esiste! Si diagnostica un disturbo, non un Bisogno Educativo Speciale. Quest'ultimo è una definizione pedagogica utile alla istituzione scolastica per adottare tutte le strategie didattiche tese ad assicurare l'individualizzazione dell'offerta formativa per ciascun allievo. Tuttavia, ai bambini con BES possono essere diagnosticati determinati disturbi che, come specificato in apertura, rientrano nella grande famiglia dei Bisogni Educativi Speciali. 

Cosa intendiamo, invece, con la sigla DSA?
D➡️Disturbo
S➡️Specifico
A➡️Apprendimento 

Questa macro-categoria include i bambini e i ragazzi che mostrano una difficoltà cronica nell'acquisire alcune abilità. 
Facciamo un esempio: ad un bambino con un DSA, che fatica a memorizzare e ripetere le tabelline, non sarà sufficiente esercitarsi per riuscire nell'intento. Ciò accade perché i DSA non dipendono dal mancato esercizio o dal tempo ridotto che i nostri figli riservano allo studio, bensì dalla difficoltà di consolidare determinati apprendimenti.

I DSA si palesano nei primi anni della scuola primaria quando il bambino sperimenta la lettura (dislessia), la scrittura (disortografia/disgrafia) e le competenze logico-matematiche (discalculia).

È per tale ragione che vengono definiti "specifici", in quanto sono disturbi di carattere evolutivo inerenti ad abilità coinvolte nelle attività scolastiche. È necessario precisare che il funzionamento cognitivo degli studenti che ne soffrono risulta nella norma. Dunque, essi non sono considerati disabili e, è bene puntualizzare, che un bambino con disturbo specifico dell'apprendimento non è detto che non possa migliorare e/o sviluppare abilità di un certo livello.

ATTENZIONE: 
Se nostro figlio presenta difficoltà nella lettura, nella scrittura o nell'ambito logico-matematico non è detto che abbia un DSA. È possibile che necessiti semplicemente di più tempo o che abbia altri problemi del neurosviluppo. Per appurare la comparsa di un DSA è fondamentale un percorso diagnostico approfondito condotto da una équipe multidisciplinare e, più nello specifico, da psicologi, neuropsichiatri infantili, anche in collaborazione con logopedisti e pedagogisti, nel pieno rispetto della normativa vigente in materia. 

Qual è il ruolo della scuola?
La scuola è tenuta ad adottare una didattica individualizzata e personalizzata con strumenti compensativi (utilizzo di calcolatrice, programmi di videoscrittura, sintesi vocale) e misure dispensative ( interrogazioni programmate, tempo supplementare per svolgere le verifiche), che devono essere esplicitate nel PDP-Piano Didattico Personalizzato. 

Cosa possono fare i genitori di bambini con un BES o DSA?
Per questi bambini e ragazzi e per i loro genitori, lo studio pomeridiano può diventare fonte di frustrazione, oltre che di immensa fatica. È opportuno, pertanto, che il bambino venga adeguatamente seguito nelle attività didattiche pomeridiane da professionisti qualificati e formati, al fine di garantire la continuità nelle strategie adottate dalla scuola, e di evitare che il momento dei compiti diventi anche momento di tensione tra genitori e figli.

Un piccolo consiglio finale per i genitori: siate attenti ai piccoli segnali! Se doveste notare qualcosa di anomalo nel comportamento dei vostri figli, rivolgetevi immediatamente ad uno specialista, chiedete aiuto e non abbiate paura del confronto. Non nascondete la verità ai vostri bambini nel tentativo di proteggerli, è importante che comprendano di non essere "sbagliati" e che vivano serenamente la scoperta di questa loro caratteristica. E, sopra ogni altra cosa, non scoraggiatevi: da questo intricato labirinto fatto di sigle, acronimi e informazioni potrete uscire ben presto non appena avrete trovato la forza di rivolgevi alle persone giuste!

Dr.ssa Nunzia Spinelli.Pedagogista e Coordinatrice di servizi socio-educativi per la Social Lab76.




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