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Non è andato tutto bene. Il Covid ci ha fatto dimenticare com'eravamo

di , Mercoledì, 18 Novembre 2020

Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci più forte domani”. Queste le parole che Giuseppe Conte ha pronunciato lo scorso 11 marzo, giorno che adesso appare lontanissimo, quasi relegato in una dimensione altra: un’altra vita, un’altra inconsapevolezza, un’altra speranza. All’epoca resistere e stringere i denti non sembrava tanto complesso, poiché eravamo tutti trascinati dall’ignoranza generale, non nel senso di stupidità, ma nel vero senso della parola: ignorare quindi non conoscere le cose. Nessuno sapeva quanto effettivamente questa pandemia sarebbe durata, come avrebbe drasticamente impattato le nostre vite, cosa avrebbe cambiato per sempre. Oggi, a più di 8 mesi di distanza, molti sentimenti sono svaniti, molti slogan sembrano aver totalmente perso di senso (primo fra tutti il famoso “Andrà tutto bene” ricoperto ormai da una patina di sarcasmo e pessimismo), anche i continui incitamenti ad essere forti, a resistere, a rispettare le regole sono sempre più difficili e complessi da accettare e capire.

 

La pandemia ha per sempre cambiato l’umanità e la società così come la conosciamo. 

L’uomo, da sempre essere sociale, adesso si ritrova limitato in ogni interazione con l’altro: anche andare a fare la spesa sembra un’odissea di non facile superamento.

Ci iniziano a mancare le piccole cose: pranzare con i nostri nonni, vedere i nostri figli uscire da scuola annoiati, che magari neanche volevano andarci quel giorno e adesso invece pagherebbero oro per ritornare tra i banchi di una classe sempre troppo stretta, andare all’università, chiacchierando con i colleghi e bevendo un caffè di fretta prima della lezione, aprire la serranda di una qualsiasi attività senza l’incombente pensiero di non farcela oggi, di dover chiudere per sempre. 

 

Ci manca una routine fatta di cose semplici, che abbiamo dato per scontato e che adesso finalmente apprezziamo nella loro interezza. Ci manca tutto ciò che abbiamo sempre avuto, anche quelle cose che odiavamo o non volevamo proprio fare, adesso ci appaiono come desiderabili, legate ad un passato malinconico in cui ci rifugiamo per sopportare il presente. Probabilmente è vero:niente tornerà come prima. Nessuno di noi ritornerà alla routine precedente, alla vita passata. D’altronde quando accadono queste fratture così importanti, non solo nella nostra vita, ma nella vita dell’umanità in generale, ci troviamo di fronte a cambiamenti storici, epocali che una volta innescati possono solo continuare, ma non arrestarsi.

 

L’invito in tempi così duri e complessi è solo quello di non dimenticare chi eravamo prima, prima di tutto questo. Quando un nostro concittadino non era il nemico. Quando essere più deboli e malati non era una colpa. Quando la “caccia agli untori” era solo qualcosa di cui forse avevamo sentito parlare a scuola. C’è stato un prima e ci sarà un dopo, perché ogni cosa ha un inizio ed una fine, anche se oggi ci sembra impossibile, una fantasia utopica poco soddisfacente. Attendiamo questo dopo con ansia, speranza, forse anche paura. Non dimentichiamoci chi eravamo, né chi diventeremo. 

 

Rimaniamo uniti, seppur a distanza.  

 




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