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Siamo a buon diritto entrati nella storia, anche se la memoria che i posteri conserveranno di noi e di ciò che abbiamo vissuto sembra essere solo una magra e astratta consolazione del dolore, assolutamente concreto e reale, che abbiamo patito.

La crisi economica, politica e sociale causata dalla pandemia è stata così profonda da poter essere paragonata a quelle che seguirono ai due conflitti mondiali; una crisi di portata globale che, come una livella, non ha risparmiato nessuno, né fatto distinzioni di alcun genere.

La stessa Ariano ha sperimentato direttamente la gravità di questo evento epocale, che tanto dolore ha causato al nostro paese.

Hegel direbbe che la nottola di Minerva spicca il volo sul calar della sera, ossia che gli eventi possono essere compresi dalla ragione solo quando si sono conclusi e sono ormai un ricordo; per questo motivo, superata la fase più buia dell'emergenza, è possibile ragionare a posteriori sull'evento, non tanto per ricordarne gli effetti nefasti, quanto per elaborare il lutto e per imparare qualcosa dall'esperienza.

La pandemia ha reso evidente a tutti l'importanza o, meglio, la necessità di avere dei leader competenti e capaci nella stanza dei bottoni; leader che sappiano gestire al meglio eventuali fasi emergenziali, evitando, per quanto possibile, di subire passivamente gli eventi.

Un dato contrasta tuttavia in maniera evidente con quest'ultima considerazione. La sottolineatura dell'incapacità dei politici attuali, infatti, sembra essere diventato il leitmotiv del cittadino medio; cittadino dimentico però del fatto che, laddove vi sia un politico incapace, deve necessariamente esservi un elettore, probabilmente poco consapevole, che l'abbia

votato. Ecco il punto. Occorre responsabilizzare l'elettore in maniera tale che, compresa l'importanza effettiva del proprio voto, sia spinto a informarsi e ad approfondire i problemi al fine di effettuare una scelta consapevole.

Occorre, a tal fine, che il cittadino si doti di strumenti che lo proteggano dalla propaganda politica degli attuali demagoghi e che lo rendano capace di discernere la vera politica dal populismo più becero.

Il primo passo consiste nel definire il fenomeno "populismo". Pregevole è, a tal proposito, la caratterizzazione del populismo che l'economista ed ex presidente dell'INPS Tito Boeri propone all'interno di "Populismo e stato sociale".

Innanzitutto, Boeri, riprendendo Tocqueville, sostiene che la democrazia dei populisti è una dittatura della maggioranza, in cui si assecondano le paure e gli entusiasmi del popolo senza considerare le conseguenze disastrose che derivano da un tale modo di procedere, dato che quest'ultimo non è in grado di indicare la strada da percorrere.

In secondo luogo, i populisti dividono la società in due blocchi monolitici tra loro contrapposti: da una parte il popolo e i suoi sedicenti difensori, dall'altra l'elité corrotta; da una parte i buoni e dall'altra i cattivi. In questo modo, la complessità dello scenario politico viene notevolmente semplificata, sino alla estrema banalizzazione. Una tale visione del

mondo risulta essere comoda, facile da comprendere e, dunque, affascinante per l'opinione pubblica, la quale, purtroppo, tende a dare risposte semplici a problemi in realtà complessi.

È tuttavia l'ultima caratteristica del populismo la più perniciosa: il populismo, sostiene Boeri, "induce a pensare che i problemi più spinosi possano essere risolti semplicemente sostituendo i politici corrotti con rappresentanti del popolo, che possibilmente non abbiano alcuna esperienza di governo". Queste parole richiamano qualcosa di assolutamente familiare, ossia la nauseabonda retorica sulle "facce nuove", e sui giovani in politica; retorica che poggia sulla concezione implicita in base alla quale l'essere giovani sarebbe un merito e, di conseguenza, l'essere più esperti una colpa inemendabile. Contro questa visione neo-razzista occorre, da un lato, affermare con vigore l'unica essenziale e doverosa distinzione tra politici capaci e politici incapaci, e, dall'altro lato, scegliere i primi e bocciare categoricamente i secondi.

L'operazione che spero di essere riuscito a effettuare è la seguente: stabilire dei criteri in base ai quali riconoscere atteggiamenti populisti. Si consiglia quindi al lettore di applicare questi criteri a tutte le forze politiche, in ogni contesto, sia esso nazionale, regionale o comunale, al fine di individuare le proposte populiste e, di conseguenza, bocciarle o, quantomeno, sceglierle consapevolmente.

 

Filippo Li Pizzi




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