Altri quattro dottori di ricerca formati nei laboratori di Biogem

di , Lunedì, 02 Febbraio 2026

Hanno brillantemente discusso la propria tesi di dottorato altri quattro giovani ricercatori cha hanno
condotto i propri esperimenti presso Biogem, in particolare nel laboratorio di Nefrologia
Traslazionale.
Insieme all’oncologia, lo studio dei meccanismi molecolari delle patologie renali costituisce un asse
portante delle ricerche biomediche di Biogem. L’area nefrologica, diretta dal prof. Francesco
Trepiccione, si struttura in diverse linee di ricerca specifiche: malattie rare, diretta dalla dott.ssa
Anna Iervolino, fisiologia renale molecolare e cellulare, diretta dalla dott.ssa Yoko Suzumoto, e
rapporto rene-cervello, diretta dal prof. Giovambattista Capasso, direttore scientifico di Biogem.
Mercoledì 28 gennaio hanno discusso la propria tesi di dottorato in Scienze Mediche, Cliniche e
Sperimentali presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli i dottori Ananya De,
Antonella Iannaccone, Antonio Miele e Antonio Villanova. Il lavoro della dott.ssa De, giovane
ricercatrice proveniente dall’India, ha per titolo ‘Asse rene-cervello nel CKD precoce nel modello
murino: approfondimenti comportamentali e molecolari’, dove CKD sta per ‘malattia renale
cronica’. Questa patologia è sempre più riconosciuta come una patologia sistemica che va oltre la
disfunzione renale, contribuendo allo sviluppo di deficit cognitivi, i cui meccanismi rimangono in
gran parte sconosciuti. Biogem è da diversi anni impegnata a livello internazionale su questa linea
di ricerca, che ha di fatto contribuito ad introdurre e sviluppare in modo significativo. La ricerca
sviluppata dalla dott.ssa De ha permesso di identificare una fase pre-sintomatica del declino
cognitivo associato alla CKD. Questi risultati sono molto promettenti sul piano clinico, in quanto
permettono di definire degli interventi preventivi e di trattamento precoce del declino cognitivo
associato alla malattia renale cronica.
Il lavoro della dott.ssa Iannaccone ha per titolo ‘Risposte citotossiche e adattative differenziali agli
idrocarburi policiclici aromatici in cellule renali: il ruolo protettivo dell’oleuropeina da Olea
europaea’. Questa ricerca analizza il ruolo dell’olivo (Olea europaea) come indicatore della qualità
dell’ambiente e come possibile fonte di sostanze naturali con effetti protettivi per le cellule, in aree
esposte all’inquinamento atmosferico da alcune sostanze tossiche chiamate idrocarburi policiclici
aromatici (IPA), tipiche dei processi di combustione. Gli esperimenti di laboratorio condotti su
cellule renali umane indicano che l’esposizione a queste sostanze può danneggiare le cellule in
modo progressivo, a seconda della dose e della durata del contatto. La ricerca della dott.ssa
Iannaccone ha mostrato che l’oleuropeina, un composto naturale tipico dell’olivo, riduce in modo
significativo il danno cellulare causato dagli inquinanti, aiutando le cellule a mantenere la loro

vitalità. Pertanto, l’olivo emerge come una vera e propria ‘sentinella ecologica’, capace di segnalare
la presenza di inquinanti e allo stesso tempo di fornire sostanze utili alla difesa cellulare.
Il lavoro del dott. Miele ha per titolo ‘La terapia genica con virus adeno-associati come nuovo
approccio terapeutico per il trattamento di malattie renali genetiche rare’. La terapia genica è una
delle frontiere più promettenti della medicina moderna per il trattamento delle malattie genetiche
rare. Tuttavia, per la sindrome di Fanconi-Bickel non esiste ancora una cura definitiva. Questa rara
patologia colpisce i reni ed è causata da alterazioni di un gene chiamato Slc2a2, fondamentale per il
corretto funzionamento delle cellule del tubulo prossimale renale.
Uno dei principali ostacoli allo sviluppo di una terapia efficace è riuscire a trasportare il gene
corretto esattamente nel tessuto bersaglio, evitando effetti indesiderati in altri organi. I vettori virali
adeno-associati, già ampiamente utilizzati in terapia genica, sono considerati sicuri ed efficienti, ma
indirizzarli in modo selettivo al rene rappresenta ancora una sfida. Il dott. Miele ha testato una
nuova modalità di somministrazione, l’iniezione retro-ureterale, che consente di raggiungere
direttamente il rene, valutando l’utilizzo di due vettori specifici, dimostrando che uno in particolare
ha una maggiore specificità per le cellule del tubulo prossimale del rene. Questi risultati preliminari
pongono le premesse per un possibile nuovo approccio di terapia genica mirata per la sindrome di
Fanconi-Bickel e per altre malattie genetiche rare.
Il lavoro del dott. Villanova ha per titolo ‘Oltre la disfunzione ciliare: BBS10 come regolatore
principale del controllo di qualità mitocondriale e della resilienza metabolica nella sindrome di
Bardet-Biedl’. Tale ricerca ha approfondito il ruolo di BBS10, una proteina coinvolta nella
sindrome di Bardet-Biedl, una rara malattia genetica che può colpire diversi organi, tra cui i reni.
Per studiarne la funzione, è stato utilizzato un modello cellulare in cui il gene BBS10 è stato
inattivato, permettendo di osservare direttamente le conseguenze della sua assenza nelle cellule
renali.
I risultati hanno mostrato che la perdita di BBS10 compromette in modo significativo il
funzionamento dei mitocondri, le ‘centrali energetiche’ delle cellule. Per adattarsi a questa
condizione di stress, le cellule attivano meccanismi di compensazione metabolica, modificando il
modo in cui producono energia, con effetti negativi sulla stabilità delle cellule renali. Nel loro
insieme, questi dati identificano BBS10 come un regolatore centrale dell’equilibrio energetico e
della salute delle cellule renali, offrendo una nuova chiave di lettura dei meccanismi che portano al
danno renale nella sindrome di Bardet-Biedl. Le ricerche del dott. Villanova aprono alla possibilità
di valutare se interventi farmacologici mirati possano aiutare a ripristinare l’equilibrio energetico
delle cellule e migliorare la funzione mitocondriale, ponendo le premesse per nuove strategie
terapeutiche per la malattia renale associata alla sindrome di Bardet-Biedl.

Questi risultati ottenuti da giovani talenti formati negli ultimi anni da Biogem dimostrano la qualità
della ricerca biomedica dell’istituto irpino, sempre più a vocazione traslazionale.