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Secret Post #26: La silenziosa rivoluzione di Francesco

di , Sabato, 13 Marzo 2021

Italia rossa a metà, varianti e vaccini ormai dominano le scene dell’informazione pubblica, insieme allo spettacolino dello pseudo governo dei migliori. In questo modo però alcune notizie passano in secondo piano nonostante l’importanza epocale che le contraddistingue.

 

Quanti hanno compreso la portata storica del viaggio compiuto dal Pontefice in Iraq e delle sue prossime destinazioni in Medio Oriente? Secret Post vuole darne almeno un’idea.

 

Siamo abituati, fuori dell’ambito strettamente fideistico, a notizie riguardanti possibili aperture etiche del Papa in armonia al politacally correct imperante, oppure attorno ad affermazioni su migranti e Covid. Tanto per cambiare appunto, del suo ritorno in Italia sono stati lanciati titoloni esclusivamente sulla sua frase pro-emigrazione: “Il mondo non ha ancora preso coscienza che migrare è un diritto umano”.

 

La vicenda del viaggio di Francesco va molto oltre la dinamica religiosa.

 

Da questo punto di vista, il Papa stesso ha parlato di un vero e proprio pellegrinaggio nelle terre di Ur, come penitente per chiedere perdono ai fratelli,  figli dello stesso padre nella fede. Si sa infatti che i tre grandi monoteismi mondiali, ebraismo, cristianesimo e islam, derivano tutti dalla figura del patriarca Abramo. Presentarsi nella terra martirizzata oltre che martoriata dall’Isis negli ultimi anni, visitare le macerie di Mosul, emblema della distruzione, e farlo chiedendo perdono, invitando alla pace e alla fine dei fondamentalismi sarebbe già molto.

 

Francesco però è andato oltre, scompigliando l’assetto geopolitico e religioso del Medio Oriente.

 

Non ha portato solo il conforto ai Cristiani autoctoni, ma ha stabilito per la prima volta nella storia rapporti con entrambe le fazioni che dividono lo stesso Islam dall’interno. Intessere dialoghi politici e religiosi con i Sunniti, oltre che con i loro storici avversari Sciiti, è una speranza di pacificazione per l’intero popolo mussulmano, dilaniato da secoli.

La svolta si evidenzia poi anche nel fatto che questa visita in Iraq era già stata programmata, durante il suo pontificato, da  Giovanni Paolo II per il giubileo nel 2000, ma senza successo in quanto gli fu negato ogni accesso. Oggi, invece, non solo un anziano Papa è riuscito a portare a termine il pellegrinaggio, ma lo ha fatto nel pieno di una pandemia. Il paradosso sta proprio in questo slittamento dell’evento, di cui il primo oppositore 20 anni fa, nei confronti di Wojtyla, non fu Saddam Hussein ma il Presidente degli USA Bush.

La rivoluzione di Francesco prende le mosse da questo recente passato, quando la narrazione della guerra democratica aveva iniziato a prendere corpo, nascondendo interessi petroliferi e strategici molto più radicati. Il viaggio del Santo Padre oggi, nei termini e nei tempi in cui è avvenuto, sconfessa principalmente queste ipocrisie. La guerra che perdura in quelle terre, come molti sanno, non conviene che finisca proprio alle superpotenze esterne alla vicenda. Alimentare l’odio tra popoli e religioni, con la creazione di nemici sempre nuovi, fa parte di un quadro molto più ampio che il Papa è riuscito con la sua sola presenza a ribaltare. Come ammette lo stesso Joe Biden.

Le imprese, potremmo dire francescane, pare che non siano neppure ancora concluse.

Il prossimo spostamento in Libano infatti, avrà lo stesso o più gravoso peso del precedente; questa volta anche per gli interessi economici e politici Europei in quelle zone.

Per vederne gli effetti, dovremo aspettare, ma ciò che è certo è che una rivoluzione silenziosa è in atto. Una Chiesa che si faccia più simile al suo capo e più aperta all’altro, potrebbe  meglio sostenere il bene e illuminare la penosa situazione occidentale.



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