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SecretPost #28: In memoria di due grandi “arianesi”

di , Sabato, 20 Marzo 2021

La solita pacca sul braccio, uno schiaffetto pieno di affetto, era la sua maniera di salutare ed è stato anche il modo in cui mi ha detto addio. Don Antonio Distasio ha segnato la crescita e l’infanzia di tantissimi ragazzi e adulti, che hanno avuto il piacere di conoscerlo. Oggi, proprio nella parrocchia dove ha operato per anni, si è celebrata la messa in sua memoria. La celebrazione, però, ha rievocato anche ad un altro pilastro del centro storico di Ariano: Suor Emilia Scaperrotta, una donna dal sorriso pieno di umiltà.

 

Scrivere di attualità non vuol dire solo parlare dei grandi temi del momento, ma di ciò che davvero sentiamo prossimo ed è un dovere oltre che un piacere poter onorare due persone così.

Ecco perché questo numero speciale di Secret Post è a loro dedicato.

 

Parlarne oggi ci fa rivivere momenti drammatici e rivedere i tanti volti che abbiamo perso in questo tortuoso periodo storico. È proprio con queste tragiche morti che, purtroppo, la pandemia ha bussato alle nostre porte. Sotto il segno del dolore comunitario riflettere sulle loro vite, ancor più che sulla loro dipartita è il segno dell’affetto che molti di noi hanno avuto per loro.

 

L’accoglienza potrebbe essere la caratteristica che più accomunava Don Antonio e Suor Emilia e potrebbe essere il loro migliore retaggio. Entrambi emblema dell’essere uomini e donne di un’altra epoca, hanno vissuto la vita nella commistione di austerità ed apertura all’altro, tradotta in un esempio di giusta misura.

La forza d’animo potrebbe essere il secondo carattere con cui ricordarli. Decisi nelle scelte e caparbi nella perseveranza, potevano apparire qualche volta duri agli occhi di noi piccoli che andavamo al catechismo, ma forse era giusto che fosse così. Gli sguardi buoni di entrambi però, rendevano le porte della Chiesa sempre aperte, verso coloro che orbitavano attorno alla Cattedrale.

La cura dei giovani in fine potrebbe ben riassumere il loro impegno pratico nella città oltre che nella parrocchia. Basterebbe chiedere ai numerosi alunni di Suor Emilia, quando fu insegnante di religione.

 

Proprio nell’educazione dei giovani adolescenti l’accoglienza e la forza d’animo si sono congiunte al meglio. Una parola, un consiglio o una correzione erano sempre profondamente segnate da questi due aspetti, in misura diversa per l’uno e per l’altra ma sempre come costanti. Molti, compreso chi scrive, non sempre gradiva l’esser redarguito, e se ne ricorda con una vena di commozione, ma è solo crescendo che si comprende quanto sia vero il detto che recita: “chi ti ama ti corregge”.

E cosa ci hanno insegnato? Cosa ci hanno lasciato? Proprio la loro attenzione alla crescita dei ragazzi è la risposta.

In un momento storico in cui la pedagogia sembra sempre più una questione scientifica e meno un fatto sociale genuino, come era invece il sorriso di Don Antonio e Suor Emilia, queste due figure “d’altri tempi” suscitano la domanda su quanto davvero si stia facendo per assicurare ai ragazzi di oggi un domani felice e a misura d’uomo.




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