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SecretPost #36: essere vittima non è una colpa

di , Sabato, 24 Aprile 2021

Oggi affrontiamo una di quelle storie del passato, che ritornano a galla e mettono in mostra il marcio, che normalmente si nasconde sotto il tappeto.

Lunedì 19 aprile Beppe Grillo pubblica un video in difesa del figlio ventenne, accusato insieme ad altri tre ragazzi di violenza sessuale di gruppo.

I fatti risalirebbero alla notte tra il 15 e il 16 luglio 2019, presso la casa di Grillo a Porto Cervo (Sardegna). Repubblica spiega che quella notte “Ciro Grillo e i suoi tre amici avevano trascorso la serata al Billionaire. Poi, quasi all’alba, avevano lasciato il locale” accompagnati da due ragazze, identificate dai giornali dalle iniziali S.J. e R.M.

Da questo momento in poi, le versioni della donna e degli indagati prendono direzioni diverse. S.J. afferma di essere stata stuprata prima da uno e poi dagli altri tre, mentre l’amica dormiva. I rapporti sessuali sono stati confermati dai quattro ragazzi, che però sostengono siano stati consenzienti

Eppure, secondo Adnkronos, che dice di aver visionato gli atti, per la procura non fu «sesso consenziente», ma «violenza sessuale di gruppo». Dopo essere stata costretta a bere mezza bottiglia di vodka, “La lucidità della vittima risultava enormemente compromessa”.

Le indagini sono durate poco meno di due anni, con intercettazioni telefoniche e il ritrovamento di un video (citato tra l’altro anche da un Grillo urlante) dall’interpretazione non univoca: “Per la vittima dimostrerebbe la violenza, per gli avvocati difensori il contrario, e cioè che la ragazza era consenziente”. La procura dovrà decidere a breve se chiedere l’archiviazione del caso o il rinvio a giudizio per i quattro indagati.

Arriviamo quindi, alle dichiarazioni dell’ex-comico che, nel video pubblicato sui suoi canali social, con dei toni molto accessi, dichiara che lo stupro non è mai avvenuto, ed aggiunge sbraitando: “Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf, e dopo 8 giorni fa una denuncia, vi è sembrato strano. È strano.”

Poco reggono le difese di coloro che lo vedono come un padre affranto per l’infelice sorte del figlio, pronto a tutto per difenderlo. I contenuti sono difficilmente giustificabili, poiché diventano lo sponsor di quella che chiamiamo“vittimizzazione secondaria”.

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Come spiega Antonella Veltri, presidente della rete dei centri antiviolenza D.i.Re,“Le donne non sono credute, la violenza viene minimizzata, il comportamento della ragazza giudicato quasi fosse lei l’accusata”. Essere obbligate ad avere rapporti sessuali, o non poter prestare consenso poiché non lucide, non vuol dire dare consenso.

Ancora una volta si giudica e si colpevolizza la vittima: era ubriaca quindi lo voleva anche lei, se l’è cercata, non ha denunciato subito. Eppure, per elaborare una violenza possono volerci anche anni, in alcuni casi il cervello della vittima reagisce con delle vere e proprie amnesie, più o meno parziali o con ricordi estremamente confusi. Inoltre, una donna su tre dichiara di aver subito violenza nella propria vita, ma solo il 12,2 % denuncia.

No, Beppe Grillo non è un padre che difende il figlio, bensì il fondatore di uno dei primi partiti politici in Italia che usa il proprio potere mediatico per difendere l’indifendibile, colpevolizzare la vittima, alimentare la cultura dello stupro nella quale siamo immersi. E tutto questo è inaccettabile.




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