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SECRETPOST#2: La scuola del futuro è già qui?

di , Venerdì, 18 Dicembre 2020

La DAD è sulla bocca di tutti ormai, di genitori, di alunni e professori. Un termine che fino a pochi mesi fa, sfido chiunque, pochissimi conoscevano. Tra le mille beghe di governo, incertezze ministeriali e conseguenze infelici sul vissuto studentesco, così come abbiamo sottolineato lo scorso mercoledì, la DAD ha fatto il suo corso. Ci siamo chiesti però, quanto questo influirà sull’istruzione in futuro?

 

Senza ulteriori giri di parole bisogna fare i conti con il fatto che, volenti o nolenti, la didattica a distanza resterà nel futuro dell’educazione e della formazione in generale. Il fenomeno ha avuto un’accezione di particolare novità in modo singolare in Italia, rispetto ad altri paesi europei. Certo le famiglie, qui come ovunque, sono rimaste sorprese dal fenomeno dell’insegnamento a distanza, principalmente per la mancanza del contatto fisico così importante per la formazione anche psicologica dei ragazzi. Fermarsi a questo però, non rende giustizia al fatto che la DAD, per quanto controversa sia, ha mostrato l’inattualità del istruzione italiana mostrandone molte lacune.

Scuola digitale

L’innovazione tecnologica ha fatto passi da gigante e grazie ad essi, oggi, nel pieno di una pandemia l’istruzione ha potuto continuare il suo corso. Se questo non bastasse, è facilissimo sottolineare gli enormi vantaggi tecnici che la DAD ha portato rispetto alla famosa lezione frontale. Già da anni i pedagogisti incitavano al passaggio verso un tipo di lezione più partecipata in classe. La didattica a distanza con il supporto tecnico, tra possibili condivisioni istantanee di video, musiche e registrazioni, per non contare la possibile creazione di appunti condivisi, ha già di fatto modernizzato la lezione classica. Così come un altro evidente vantaggio potrebbero essere l’accesso all’istruzione universitaria per tutti quei ragazzi che non possono permettersi lo spostamento nelle grandi città, per motivi economici.

 

Al di là della distanza fisica però, la domanda che dovremmo porci è se la macchina scuola, in Italia, sta effettivamente modernizzando il suo modo d’insegnare o semplicemente riproducendo sul web, ciò che è già vecchio da anni rispetto all’Europa. Oltre alla difficoltà che molti professori hanno trovato nel tornare tra i banchi, per imparare ad usare Zoom o Meet, bisognerebbe comprendere quanti di loro ad esempio hanno compreso la vocazione al cambiamento che questo momento storico sta proponendo.

Oltre ad una svalutazione della formazione nell’immediato per le scelte compiute sulla scuola al tempo del Covid-19, il rischio in cui potremmo incorrere potrebbe essere di non cogliere neppure gli impulsi allo svecchiamento e alla modernizzazione che sono in atto grazie alla DAD. Davvero speriamo di tornare esattamente a com’erano le nostre scuole e università fino a Febbraio 2019?

 

In conclusione: Certo! non sapremo cosa effettivamente avverrà alle future classi scolastiche in Italia, ma quel che è certo è che l’innovazione tecnologica chiede oggi un passo in avanti anche alle tecniche dell’educazione. Rifletterci non fa male, agire perché questo avvenga al meglio farà bene.

 




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