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Museo della Civiltà Normanna, lettera aperta al Commissario Nuzzolo

di , Domenica, 19 Gennaio 2014

Quali soci del “Centro Europeo di Studi Normanni” intendiamo richiamare la Sua attenzione sulla vicenda del Museo della civiltà normanna, da mesi deprecabilmente chiuso, con grave danno d’immagine per la Città e per il nostro Centro, ma anche per la stessa economia cittadina, essendo il Museo divenuto in poco tempo un polo d’attrazione per un numero sempre maggiore di visitatori regionali ed extraregionali. In un tempo in cui cresce fortemente, a tutti i livelli, la domanda di cultura è del tutto evidente che realtà come Ariano, potrebbero trovare proprio nel potenziamento delle iniziative e delle strutture culturali un’occasione di crescita non solo spirituale, ma anche economica, a condizione che di questa elementare verità ci si dimostri consapevoli. È singolare che, mentre si levano proteste per la chiusura di importanti strutture pubbliche ad opera di livelli istituzionali sovraordinati, si perseveri poi di fatto nella stessa logica ad opera dei livelli istituzionali cittadini. Ciò detto ci preme chiarire pubblicamente i termini della questione.

Il CESN, nel quarto di secolo della sua vita - oltre ad aver contribuito a valorizzare il nome della Città nel mondo con le sue iniziative (grandi mostre a Roma, Venezia, Tolosa; convegni internazionali che hanno portato in Ariano i più grandi nomi della medievistica mondiale; pubblicazioni presenti nelle più importanti Biblioteche del mondo) – ha realizzato una significativa biblioteca specialistica (con catalogo consultabile on-line) e un ingente patrimonio di reperti storici di grande rilevanza anche dal punto di vista economico. Tale patrimonio è stato dal CESN gratuitamente messo a disposizione della comunità, alla sola, ovvia condizione di adeguate misure di custodia e conservazione. Il Comune, dopo tiepide manifestazioni di accoglienza di tale gratuita offerta, ha da mesi decretato di fatto la chiusura del Museo. Al già evidenziato danno pubblico sin qui prodottosi, se un tale stato di cose dovesse perdurare, se ne aggiungerebbero presto ancora altri due: 1) la perdita della qualifica di Museo regionale, che condannerebbe la nostra istituzione ad essere definitivamente cancellata dai circuiti regionali; 2) la perdita della possibilità, recentemente affacciatasi, di ricevere un cospicuo lascito da un privato, che potrebbe molto arricchire la già magnifica sala delle armi (ovvia condizione posta, anche in questo caso, è l’adeguatezza della struttura d’accoglienza). Anche su tale ultima possibilità, rappresentata agli organi politici e burocratici del Comune, è calato un incredibile e deprecabile silenzio, con il risultato che la preziosa occasione si sta ormai perdendo. Pur immaginando che sulla descritta, incresciosa, situazione non manchi il peso della difficile contingenza economica (che peraltro non sembra aver finora portato all’azzeramento di spese destinate all’effimero), riteniamo tuttavia che non si siano neppure fatti seri tentativi per organizzare e valorizzare, con minimi sostegni, forme di volontariato, in parte autosostenibili con quanto già si produce e ancor più si potrebbe produrre, in modi compatibili e controllati, intorno al Museo, reso polo vivo e attraente. Confidando che questa sollecitazione pubblica concorra a realizzare una più corale consapevolezza intorno al tema e ad agevolare di conseguenza positivi interventi, La ringraziamo dell’attenzione, restando in fiduciosa attesa.

Girolamo Arnaldi Giuseppe Galasso Jean Marie Martin Errico Cuozzo Giovanni Coppola Edoardo D’Angelo Ortensio Zecchino


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