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fonte: wikipedia

Nel territorio dell'arianese si parla l'Irpino, idioma locale utilizzato in quasi tutta la provincia di Avellino appartenente al ceppo dei dialetti meridionali, che deriva grosso modo dalla lingua napoletana. Trattandosi di una lingua romanza sono frequenti i latinismi, come nel caso di avverbi come «craje» (domani) da «cras», oppure di parole come «ciraso» (ciliegio) da «cerasus». Forte è anche la contaminazione da parte della lingua spagnola, che si può riscontrare nella pronuncia della “b”, la quale in molti casi si trasforma in “v”, in alcune strutture sintattiche, quali l'uso del verbo «stare» («stà»), che ricalca quello di estar, oppure nel lessico. Sono comuni, infatti, termini come Abbuscà (abbu‘ʃka), che può significare secondo i casi “guadagnare” o “prendere schiaffi” e che deriva dal verbo spagnolo «buscar». Meno frequenti ma comunque presenti alcune influenze della lingua francese (cfr. termini come «butteglia», dal francese bouteille).

Le caratteristiche della parlata arianese, comunque, sono piuttosto peculiari rispetto al dialetto del capoluogo e del resto della provincia per via della posizione geografica del comune. Ariano, infatti, si trova all'estremo lembo orientale dell'Irpinia, a ridosso del territorio pugliese. Per tale ragione i dialetti pugliesi, ed il foggiano in particolare, influenzano fortemente l'"arianese".

Tra i tratti caratteristici della parlata locale c'è la pronuncia della vocale "e" che è quasi sempre chiusa, laddove in Irpino prevale quella aperta. Particolare è, poi, l'uso degli articoli:

Gli articoli "i", "gli", "le" vengono tradotti tutti alla stessa maniera li. Esempio:

  • Li ccriature: i bambini (cfr. napoletano «e ccriature» , irpino i criature)
  • Li ffemmene: le donne (cfr. napoletano «e ffemmene», irpino i femmene)

Gli articoli "il", "lo" vengono tradotti tutti lu. Esempio:

  • Lu telefuno: il telefono (cfr. napoletano o telefono, irpino u telefuno)

Come nell'Irpino i verbi all'infinito della prima coniugazione subiscono il troncamento. Sono soggetti a troncamento anche gli infiniti della terza coniugazione e quelli della seconda con la "e" tonica. Nel caso della seconda coniugazione con "e" atona si perde, invece, l'ultima sillaba. Alcuni esempi sono:

  • campà (vivere), fatià (lavorare), piglià (prendere), fravicà (costruire)
  • caré (cadere), viré (vedere), murì (morire), vinì (venire)
  • crere (credere), scenne (scendere), corre (correre), rompe (rompere), rice (dire)

Nei tempi composti si usa l'ausiliare "avere":

  • aggiu stato io: sono stato io (cfr. napoletano sò state ije)

Per quanto riguarda, invece, l'influenza del dialetto foggiano, a livello sintattico troviamo il fenomeno della metafonesi, vale a dire il cambiamento di una vocale nella parola a causa dell'influsso di altra vocale nel passaggio dal genere maschile a quello femminile, dal singolare al plurale oppure tra le varie persone dei verbi. Di seguito alcuni esempi:

  • rènte (dente) opposto a riénti (denti);
  • pére (piede) opposto a piéri (piedi);
  • ròssa (grande, al femminile) opposto ruossu (grande, al maschile)
  • vècchia (anziana/vecchio al femminile) opposto a viécchio (anziano/vecchio al maschile).

Altre influenze sono l'accusativo alla greca (es. lu faccistuorto: chi ha la faccia storta) o l'accusativo con preposizione (es. ha vist'a Mario? Hai visto Mario?), anch'esso di probabile derivazione spagnola.


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