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Bella José, l’Italia (e Roma) per tornare Speciale

di , Martedì, 11 Maggio 2021

“Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”, queste poche parole dipingono come meglio non si potrebbe lo Special One di Setubal. José Mourinho è uno dei personaggi meno banali tra quelli che abbiano mai calcato un campo di calcio. Lasciare la premiazione appena dopo la vittoria della Champions League con il Porto, affermare con forza di essere “Speciale” alla conferenza stampa di presentazione come allenatore del Chelsea, il “Io non sono un pirla” nel primo giorno all’Inter, lasciare i nerazzurri il giorno stesso della conquista del Triplete, sono solo alcuni dei colpi di teatro dell’allenatore portoghese. Non ultimo l’ufficializzazione come nuovo allenatore della Roma americana. Neanche 48 ore dopo che la “sua” Inter del “nemico” Antonio Conte aveva conquistato il primo scudetto del post-Mourinho. Un digiuno lungo 11 anni e coinciso con la dolorosa separazione tra il tecnico portoghese e la società nerazzurra, allora ancora di proprietà dei Moratti.

Una vera e propria bomba, di quella cara all’indimenticato e indimenticabile Maurizio Mosca. Mourinho alla Roma ha distolto l’attenzione da ogni altra cosa. Lo scudetto dell’Inter? La Superlega? Le coppe europee? Da una settimana l’argomento sulla bocca di tutti è stato quello dell’imprevedibile José sulla panchina giallorossa. Con buona pace del connazionale Fonseca, che qualche giorno dopo aveva anche una semifinale di Europa League da giocare. Questo è il frenetico e bulimico calcio di oggi. Come d’incanto Mourinho ha fatto dimenticare ai tifosi romanisti tutte le amarezze di questa stagione, e non sono state poche. Il tecnico portoghese è uno dei pochi personaggi planetari in attività oggi nel mondo del calcio. Mourinho è conosciuto in ogni angolo del globo. Normale per uno che ha allenato Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid, Manchester United e Tottenham? No, non è normale. Fidatevi.

Mourinho ritroverà una Serie A profondamente cambiata rispetto a quella che ha lasciato nel 2010. Tanto per dirne una allora il Sassuolo non era neanche nella massima serie, oggi duella proprio con la Roma per un posto in Europa. Non c’è più Moratti, non c’è più Berlusconi e non ci sono più i Sensi. L’ultima famiglia che ha regalato lo scudetto alla Roma, ormai 20 anni fa. L’ambiente romano già freme all’idea delle succulenti conferenze stampa del neo-allenatore giallorosso. Nella capitale il tam-tam, soprattutto delle radio, è attivo praticamente 24 ore al giorno. José starò studiando tutto, ma davvero tutto di Roma e della Roma. In Italia ritroverà tanti amici, ma anche qualche nemico. Pietro Lo Monaco, che è ancora al Catania come 11 anni fa, non le ha mandate a dire. Il dirigente rossazzurro fu uno dei primi bersagli di Mourinho (vi ricordate? “Lo Monaco di Tibet, Gran Premio di Monaco…”). La verità è che ogni appassionato di calcio italiano è stato felice del ritorno di Mourinho, al di là di tutto un personaggio a tutto tondo del sempre più incolore mondo del calcio. I risultati parleranno per lui, scopriremo se è ancora Speciale oppure se è ha perso quel tocco magico. Sulla lingua pochi dubbi, sarà affilata come sempre. Bella pe te, José. Arieccolo.



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