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Eretto sul confine tra il Principato di Salerno e Benevento

Il castello di Torella dei Lombardi fu edificato in età longobarda, proprio sul confine tra il principato di Salerno e quello di Benevento, in seguito alla divisione in due di quest’ultimo, nell’849, tra i principi Siconolfo e Radelchi. Molti castelli delle nostre zone, infatti, sorsero dopo questo evento, per salvaguardare e difendere i confini. Fu eretto in una posizione difficilmente accessibile da cui, però, si poteva controllare la zona sottostante e fu un ottimo punto di difesa del gastaldato di Conza, a cui il territorio di Torella apparteneva. 

Purtroppo, della costruzione originaria  resta ben poco, poiché l’edificio, rifatto nel XIII secolo, subì ancora molte modifiche successivamente. Il feudo di Torella appartenne alla famiglia Saraceno per quattro secoli circa, già dalla metà del 1100, con Guaimaro, Signore di Torella e Girifalco. Questa famiglia, intorno al XIII secolo, in età normanno-sveva, apportò delle modifiche all’antico maniero, facendo costruire il donjon, di forma cilindrica, come si riscontra anche in altri castelli della zona, con caratteristiche difensive tipiche dell’epoca, e che costituiva il principale punto di difesa di tutta la fortezza. Le torri e le mura erano fornite di caditoie usate dai difensori per colpire gli assalitori con cose di ogni genere. Avevano la tipica forma di un “imbuto rovesciato”, erano maggiormente posizionate presso le torri dove il tiro risultava incrociato, ed erano costituite da un condotto che attraversava le mura, con una grande bocca d’uscita all’esterno. 

I Saraceno apportarono altre modifiche all’edificio, tra il 1465 ed il 1479, ampliandolo ed adattandolo al mutare delle esigenze abitative nonché alle nuove e più evolute tecniche di guerra. Inoltre, era stato fortemente danneggiato dal terremoto del 1456, e anche perché, proprio nel 1465, Torella aveva ottenuto l’autonomia feudale dalla contea di Gesualdo, a cui era stata accorpata nel 1428. In quel decennio, il castello fu ampliato, inglobando e collegando il donjon al corpo dell’edificio, e furono realizzati i due torrioni circolari scarpati, sul lato sud, tipici dell’architettura aragonese, trasformandone l’impianto originario a pianta quadrata, con torri quadrangolari, che vennero inglobate. Anche il muro che le collegava fu parzialmente rifatto. La prima torre, più bassa, composta di soli due piani con prese di luce e d’aria a sezione quadrangolare, un condotto d’aerazione, e fornita di postazioni d’artiglieria; la seconda, composta di quattro piani, realizzata certamente per svolgere principalmente funzioni residenziali, anche perché sovrastava il centro abitato in cui erano predisposte altre postazioni di difesa, a protezione del lato occidentale su cui si affacciava.

Tra il donjon, la torre di fronte ed il muro di cinta, restò una zona utilizzata inizialmente come accesso all’area fortificata, ma poi, formandosi degli strati di terreno e pietre, e rialzandosi sempre più il livello, utilizzata come discarica di rifiuti solidi e, solo nel corso del XVI-XVII secolo, sistemata ed utilizzata come giardino pensile.

Ma nel 1528, i Francesi si volsero alla conquista del Regno di Napoli, accampando vecchi diritti, senza riuscirvi, e molti Signori e feudatari del posto li agevolarono o si schierarono apertamente con loro. Tra questi, vi furono anche i Saraceno a cui, perciò, furono confiscati i possedimenti, che furono incamerati dalla Corte e poi donati ad Alfonso de Rosa (o della Rosa). La famiglia fu poi subito riabilitata, ma la concessione delle terre di Guardia dei Lombardi, Rocca San Felice, Torella e Girifalco restò confermata al de Rosa.  Il diploma di Carlo V, del 1533, con cui venivano concessi a quest’ultimo i feudi suddetti, menzionava le sue gesta e i suoi meriti, e gli attribuiva il titolo di conte, laddove i Saraceno erano baroni. Ma già nel 1550 Alfonso de Rosa vendette il feudo di Torella, per 31900 ducati, a Domizio Caracciolo che ottenne anch’egli il titolo di conte. 

Iniziò, così, il lungo dominio della famiglia Caracciolo che trasformò l’antico maniero in un castello-residenza più conforme ai gusti dell’epoca. 

Furono modificati balconi e finestre con gusto barocco, il grande portale in pietra, e decorate le stanze ed i saloni di rappresentanza con stucchi ed affreschi. Un bellissimo stemma della famiglia, in calcare, e che fa ancora bella mostra di sé, fu realizzato e sistemato nel cortile. Fu abbellita la cappella privata, dedicata a S. Eustachio, documentata sin dal XIII secolo, con dipinti rappresentanti episodi del Nuovo Testamento e figure di Santi. Questa chiesetta non ebbe gran fortuna, perché crollò con il terremoto del 1694, che fece molti danni nel circondario e, ricostruita, crollò di nuovo con il sisma del 29 novembre 1732, che provocò gravi danni in tutta l’Irpinia. Oltre a svolgere funzioni religiose per la famiglia del feudatario, la cappella fu utilizzata anche come luogo  per la loro sepoltura. La tomba della famiglia Saraceno, distrutta dal terremoto del 1980, era particolarmente bella e decorata con un rilievo in calcare, rifinito a stucco, su cui erano rappresentati episodi relativi alla famiglia.  Purtroppo, con l’ultimo restauro, la cappella non fu più ricostruita, ma la tomba Saraceno, restaurata, è stata murata nell’androne a nord-est della corte interna del castello.  

Ma i Caracciolo, divenendo sempre più importanti in zona, avevano acquistato altri feudi (in particolare dai Gesualdo-Ludovisi) e Marino I fu duca di Atripalda e principe di Avellino. Spostata, quindi, la residenza di famiglia in questa città, a metà del Seicento, Torella restò un po’ in disparte e i suoi abitanti risentirono della mancanza di lavoro, determinata dall’assenza del feudatario. Tuttavia divenne principato nel 1633, con Giuseppe Caracciolo che ebbe il titolo per sé e per i suoi eredi e successori, e restò feudo della famiglia fino a quasi tutto l’Ottocento, quando un altro Giuseppe fu insignito da re Umberto I, nel 1893, del titolo di principe di Candriano, una contrada di Torella (dei Lombardi dopo l’unità d’Italia), dell’estensione di circa mille ettari. Morto quest’ultimo senza eredi, nel 1920 si estinse in paese  la famiglia, ed il castello con le altre proprietà e i titoli nobiliari passarono a Camillo Ruspoli, figlio della sorella Laura. Costui fu l’ultimo principe a Torella e la vedova senza eredi, Terry Margherita Blanc, nel 1959 decise di donare al Comune il castello, che fu adibito a scuola materna, gestita dalle Suore Apostole del Sacro Cuore, fino al 1976. Il maniero, danneggiato già dai terremoti del 1930 e del 1962, fu quasi completamente distrutto dal terribile sisma del 23 novembre 1980 e rimase in rovina per qualche anno. 

Nel 1985 l’Amministrazione comunale lanciò un concorso a carattere nazionale, per il recupero e la ricostruzione dell’edificio. Grazie a questo concorso furono esaminate venti proposte, di cui tre furono premiate; una di queste, la migliore, quella dell’architetto Roberto Ballerini da Ferrara, risultò vincente, prevedendo il restauro del castello riportandolo allo stato precedente al terremoto, e utilizzando, il più possibile, materiali di recupero. I lavori iniziarono nel 1992 e, grazie al decisivo intervento della Comunità Europea che cofinanziò il progetto, sono anche stati portati a termine brillantemente. 

Questi sono riusciti ad evidenziare le strutture più antiche del castello, a rinvenire una quantità notevole di testimonianze archeologiche, ricomposte e restaurate, ed una quantità di manufatti in ceramica, vetro, pietra, laterizi, nonché monete, che sono stati raggruppati in un Museo Civico in cui sono anche illustrate tutte le fasi del restauro. L’attività di ricerca in tal senso, ed il  suo coordinamento, sono stati condotti, insieme a numerosi collaboratori, dal noto prof. Marcello Rotili, che ha anche raccolto la cronaca delle varie fasi dei ritrovamenti e del restauro, in un interessante volume a carattere tecnico-scientifico.  

Ora il castello, magistralmente restaurato dal 1997, fa bella mostra di sé con la sua imponenza. Le sue alte mura e le torri cilindriche con copertura a pan di zucchero, si mostrano ai visitatori già molto prima dell’arrivo in paese. Il castello, cosiddetto Ruspoli o Candriano, ora sede del Municipio, ospita convegni, attività culturali ed esposizioni. Oltre al Museo Antiquarium, ospita la Biblioteca Comunale, un Ufficio di promozione turistica, e l’associazione Studi Cinematografici “Sergio Leone”, grande regista nativo di Torella. 

Complimenti, quindi, agli Amministratori e al paese tutto, che ha saputo realizzare questo ambizioso progetto e recuperare, restaurare e mettere a disposizione di ciascuno di noi un edificio storico e artistico di tale portata.                              

Articolo pubblicato sul numero Ottobre/Novembre 2015 del periodico XD Magazine



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