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Regno Unito, via ai vaccini: si può parlare di fine della pandemia?

di , Venerdì, 04 Dicembre 2020

Il Regno Unito è stato il primo Paese Occidentale ad autorizzare l’impiego del vaccino di Pfizer e BioNtech sulla popolazione, che partirà dalla seconda settimana di dicembre e verrà somministrato alle fasce più a rischio: personale sanitario, anziani e persone con problemi di salute gravi. Per ora si parla di circa 40 milioni di dosi, che basterebbero a vaccinare 20 milioni di persone, poiché c’è bisogno di un richiamo (da effettuarsi dopo tre settimane).

L’approvazione del trattamento è arrivata dagli esperti della Mhra (Agenzia britannica di regolamentazione dei prodotti medico-farmaceutici), i quali “hanno concluso che il vaccino ha rispettato i suoi rigidi standard di sicurezza, qualità ed efficacia”.

Ma perché il Regno Unito, sebbene sia ancora parte dell’Europa (la Brexit sarà attiva dal 31 dicembre in poi), ha potuto iniziare prima di tutti gli altri Stati europei e non sottostare alle raccomandazioni dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali)?

In Regno Unito, infatti, l’approvazione è stata possibile in virtù di una clausola specifica: l’autorizzazione d’emergenza, fortemente sconsigliata dall’Ema per due motivi: somministrare un vaccino che non ha effettuato tutti i controlli necessari è ovviamente più pericoloso, inoltre non avendo garanziaassoluta, la popolazione si sentirebbe meno propensa ad effettuarlo, temendo le possibili conseguenze.

Moltissime sono state le polemiche dietro questa decisione del Regno Unito, definita avventata da molti, probabilmente con dietro forti interessi politici, come affermare la supremazia di Londra e il benessere che scaturisce dall’uscita dall’UE.

La realtà è però, ben diversa: l’autorizzazione d’emergenza è applicabile in ogni stato, ma l’Italia ha deciso di seguire l’autorizzazione condizionata (sotto consiglio dell’Ema): si dà il via libero ai medicinali con tempi clinici più brevi rispetto a quelli normalmente richiesti, ma c’è l’obbligo di dimostrare che i benefici superino i rischi e che le aziende forniscano, entro scadenze predefinite, nuovi dati sulle sperimentazioni in corso. In questo modo si vaccina una grossa parte di popolazione, ma si tutelano anche le fasi finali della sperimentazione.

Eppure questo vaccino sembra una piccola luce in fondo al tunnel: i livelli di efficacia sono estremamente alti (95%), gli effetti collaterali riscontrati sembrano essere lievi e comunque di breve durata.

In conclusione, per tutti gli altri Stati Europei si aspetta il via libera di Ema, probabilmente dal 29 dicembre a Pfizer e aModerna dal 12 gennaio. Ci sarà, in questo periodo, la possibilità di capire come il Regno Unito gestirà uno dei momenti più attesi del 2020: le eventuali criticità, i primi risultati positivi, gli effetti sugli ospedali.

Per la prima volta, finalmente, abbiamo una data da aspettare con ansia, poiché il vaccino sembra ormai l’unica soluzione possibile a quest’incubo senza fine. Non resta che l’attesa, con il cuore gonfio di speranza, di un’ipotetica “nuova normalità” che sembra essere sempre più vicina.




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