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Salvatore Altiero, ventesima vittima dell'ex Isochimica

di , Mercoledì, 29 Luglio 2015

Il sito non è stato ancora bonificato. E gli operai continuano a morire di mesotelioma

Non era una fabbrica, l'Isochimica di rione Ferrovia alle porte di Avellino. Era un luogo di morte. Gli operai, quasi tutti molto giovani trent'anni fa, continuano a morire di mesotelioma. Ieri l'ultimo decesso, il ventesimo.Si chiama Salvatore Alterio e aveva 52 anni l'uomo che si è spento consumato da un male che non dà scampo. Salvatore faceva parte di quel gruppo di ragazzi che lavoravano l'amianto senza alcuna protezione. Giovani mandati a morire da un imprenditore che in città arrivava con l'elicottero privato e andava via senza curarsi delle sorti di quanti all'epoca 'faticavano' per lui e le sue fortune. Un businessman senza scrupoli, e senza coscienza, come il magnate svizzero dell'Eternit, uscito puntualmente indenne e impunito da ogni accusa. La povera gente, e le rispettive famiglie, sono state invece condannate 'a morte'. Scoibentavano l'amianto in polvere dalle cabine dei treni già nei pressi dei binari della stazione di Avellino quei giovani che oggi, una alla volta, si stanno estinguendo senza avere giustizia men che meno un risarcimento. E il sito diventato un simulacro dell'orrore è ancora lì: intatto e mai bonificato.

Muoiono consapevolmente quegli uomini invecchiati anzitempo dopo aver sprecato quello che restava della meglio gioventù dietro un lavoro 'sporco'. Hanno lavorato inconsapevolmente a contatto diretto con la causa della propria morte. 

Un destino beffardo. Morti già da vivi, senza saperlo.

Sepolti da quelle polveri micidiali, e letali, inalate. Avevano il corpo impolverato: da capo a piedi, gli abiti impregnati, ma lavoravano per portare a casa onestamente un salario.

E in ultimo non hanno avuto nemmeno più quello, nemmeno la dignità di ottenere una giusta ricompensa per aver sacrificato la vita. Ai parenti dei morti, a quelli dei sopravvissuti non resta che la speranza di una fine senza troppe sofferenze in attesa che la magistratura faccia il proprio corso. Ma anche allora sarà troppo tardi.




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