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Santoro: "ecco perché sono sceso in campo"

di , Venerdì, 25 Gennaio 2013

Il candidato Pasqualino Santoro testa di lista al Senato con il Centro Democratico spiega le ragioni che lo hanno spinto a scendere in campo ed esprime il desiderio di un confronto con gli avversari illustri che hanno già avuto la possibilità di governare.

“La mia candidatura non nasce all'improvviso- afferma Santoro- bensì nasce dall'esigenza di questo territorio di avere una rappresentanza al Senato. In provincia di Avellino ho due concorrenti in posizione eleggibile: il Senatore Enzo de Luca n° 8 ed il Senatore Cosimo Sibilia n° 5 mentre io sono in una posizione di testa di lista al n° 4. Vi è, quindi, la reale possibilità, in base a questa legge elettorale, che non condividiamo poiché basata solo su dati numerici, di essere eletti. Tutto questo, ovviamente, dipende da cittadini-elettori, come dipende dai cittadini- elettori se questo territorio potrà nuovamente avere una rappresentanza in Senato”.

In provincia di Avellino ci sono 240.000 voti validi e nel collegio Alta Irpinia - Arianese ci sono circa 120.000 voti validi e nessun candidato in posizione utile per essere eletto oltre a Pasqualino Santoro. Dunque unico candidato eleggibile in una lista di moderati. Quella parte di area moderata che vuole dialogare con la sinistra, ma che si pone l'obiettivo di restare maggioritaria come peso e come pensiero. Una coalizione che ha dimostrato il buon governo come accade a Milano, in Puglia, con Pisapia, Tabacci, dove la forza del popolo dei cattolici deve emergere come idea e come proposizione. Non moderati sullo stile montiano dove ci si divide per la campagna elettorale e poi si torna insieme.

“La mia non sarà una campagna elettorale di eccessi- aggiunge Santoro- sarà una campagna elettorale di contatti diretti ed incentrata su un punto fondamentale: portare a Roma e in maniera forte, i problemi e la voce del nostro territorio. Io spero che questa campagna elettorale possa rappresentare anche un momento di confronto con Sibilia e De Luca, un confronto all'interno del quale vorrei che spiegassero a me e all'elettorato cosa hanno fatto per la nostra terra. In particolare vorrei chiederlo a Cosimo Sibilia l'uomo politicamente più potente della Seconda Repubblica. Nell'immaginario collettivo personalità politiche quali De Mita, Mancino e Zecchino restano coloro che nel corso della prima Repubblica hanno fatto in qualche modo progredire questo territorio. Ma Sibilia che ha incarnato una maggioranza al Senato dove poteva governare e fare le riforme  coniugando un potere locale quale Presidente della Provincia, mi chiedo cosa abbia fatto per il territorio, per i tribunali, per la vertenza Irisbus, per le infrastrutture. La stessa domanda vorrei girarla al Senatore De Luca, forse meno potente, ma allo stesso modo chiamato non dico a far crescere queste aree ma quanto meno a difenderle da un progressivo depauperamento”.

 




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