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Prebenna - Quando anche il cimitero è saturo

di , Lunedì, 03 Febbraio 2014

Del prof. Nicola Prebenna, candidato sindaco comitato PRO CIVITATE

Nella giornata che volge al termine è stato tutto un susseguirsi di lamentazioni, di recriminazioni, di sfoghi legittimi di molti cittadini che, prendendo spunto da una notizia diffusa dal giornalista Gianni Vigoroso, hanno, ciascuno per l’esperienza che avevano, criticato la gestione dell’affaire Cimitero. La notizia era che nel cimitero di Ariano non c’è disponibilità di loculi, per cui tanti e gravissimi sono i problemi con cui i già colpiti dalla sventura sono costretti a confrontarsi.

In uno dei suoi post sulla rete, il giornalista si diceva desideroso di sapere cosa avessero da dire quei cittadini che o avevano già manifestato la loro intenzione di candidarsi a sindaco della città o che ne coltivano l’aspirazione, chiamando direttamente in causa anche me. Curiosità legittima, e il mio punto di vista è qui di seguito esplicitato, per chiarire coram populo come la penso.

Amministrare, fare politica, nel senso di interessarsi delle vicende della polis, della città, significa occuparsi del bene comune, ed occuparsene senza perseguire l’interesse personale. E’ questo un motivo ricorrente, un leit-motiv a cui si ispirano tutte le mie riflessioni in merito, costanti nel tempo, espressione di una forte e radicata convinzione a cui sono profondamente ancorato, e che è possibile trovare sulle numerose riviste in cui sono ospitate, e che sono intrecciate con la mia modesta esperienza di vita. Penso di non avere scheletri nell’armadio e mi batto per la trasparenza, la più chiara possibile. Poi, oltre all’onestà, l’amministratore, il politico deve avere anche la capacità di saper leggere e interpretare il presente per prefigurare e preparare il futuro.

Se oggi ci si indigna giustamente per la penuria o addirittura mancanza di loculi al cimitero, vuol dire, dal mio punto di vista, che si è stati imprevidenti: le ragioni possono essere le più diverse, ma se gli ostacoli frapposti alla realizzazione di un’opera sono o sono stati dei capricci, come tali andavano affrontati. Il politico, l’amministratore devono anche avere la forza, il coraggio di smantellare e smascherare manovre dilatorie ingiustificate, e portare avanti il loro progetto, se esso è valido e difendibile. Di certo, lo stato attuale delle cose indica che il processo decisionale non ha funzionato come avrebbe dovuto: i responsabili? Non occorre tirarli fuori e accennare a loro a posteriori, vanno individuati e stanati sul nascere.

Quando, più di trent’anni addietro, ho fatto l’esperienza di consigliere comunale, era il periodo 1980/81, ero solito ripetere nei miei interventi in consiglio che occorreva pensare alla città guardando al duemila, prevedendo il futuro, attrezzandosi per non restare sorpresi ed impreparati. Il futuro si prepara con lungimiranza: o un amministratore ha la forza e la capacità di guardare lontano o altrimenti è bene che se ne rimanga a casa.

La triste realtà che oggi scatena l’indignazione e la rabbia dei cittadini deve pur insegnare qualcosa: la ricerca delle migliori soluzioni deve avvenire ignorando l’interesse personale o di gruppo, e se incomprensibili e capricciosi bastoni vengono messi fra le ruote, occorre avere il coraggio di denunciarli e trarne le conseguenze! Non è tirando a campare che si fa l’interesse della città.

fonte: TgNews




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