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Secretpost #22: Perché essere mediocri ci spaventa così tanto?

di , Sabato, 27 Febbraio 2021

Dopo i dibattiti suscitati dall’ultimo articolo abbiamo pensato bene di “alleggerire” il tiro e proporvi una riflessione inusuale, basata su di un film (tratto dall’omonimo libro) non propriamente recente, ma terribilmente attuale.

No, non sto per iniziare un articolo di critica cinematografica, né tantomeno farò una recensione…quindi tranquilli, anche se non vi definite cinefili, potete continuare a leggere.

Il film in questione è “La vita agra” di Lizzani (1964) con attore protagonista, Ugo Tognazzi. Brevemente, l’intellettuale di sinistra, Luciano Bianchi, lavora come responsabile delle iniziative culturali presso uno stabilimento minerario di una grande azienda, che un giorno esplode, causando la morte di ben 43 operai. Luciano decide allora di vendicarsi -perché la tragedia è stata causata da protocolli di sicurezza non rispettati- maturando l’idea di far saltare in aria la sede della compagnia a Milano.

Perché vi sto parlando di un film del ’64 che parla di ipotetici attentatori ed esplosioni programmate?

Perché in realtà è il pretesto che Lizzani utilizza per descriverci come gli ideali di un giovane uomo possano essere distrutti dalla quotidianità in cui rimane invischiato, come una formica in una ragnatela. Quando, infatti, Luciano arriva nella caotica e progressista città di Milano, inizia ad abituarsi ad uno stile di vita differente, costruendosi il proprio rifugio, innamorandosi, trovando un nuovo lavoro e cambiando, senza neanche accorgersene.

Offuscato dal mondo consumistico che voleva distruggere e del quale rimane prigioniero, diventa egli stesso uno schiavo del “miracolo economico”, e gli ideali che tanto lo avevano animato si convertono nell’alone sbiadito di un passato sempre più lontano.

“La vita agra” è il racconto di un utopico sognatore che smarrisce sé stesso, mutando per adattarsi alle condizioni in cui si trova a vivere. È il trionfo dell’uomo medio e della mediocrità. L’affermazione della volontà sconfitta di aggrapparsi a degli ideali, che non saranno mai eterni ed immutabili.

È un film estremamente attuale, a tratti quasi rivelatore, perché sembra tradurre con straordinaria precisione la sensazione di smarrimento che tutti noi, consapevolmente o meno, abbiamo vissuto almeno una volta nella vita. La sensazione di vertigine di fronte alla consapevolezza che forse noi, come tutti gli altri, non abbiamo nulla di speciale. Siamo uomini medi, plasmati dalla società in cui viviamo, alimentati dagli stereotipi che ci circondano.

Ed è proprio la mediocrità, in questo presente competitivo ed arrivista, ad ossessionare i nostri pensieri: “Devi essere il migliore, devi eccellere, devi distinguerti dagli altri.”

Ciò ci ha portato ad una ricerca instancabile verso l’originalità, il desiderio di essere unici e speciali, fieri della nostra stranezza, sicuri di non essere influenzati da null’altro se non noi stessi.

È davvero così? Possiamo veramente sfuggire ad una società capitalista, consumistica e globalizzata che tende ad uniformarci, instillando in noi desideri che non pensavamo di avere, idee che non sapevamo di voler difendere?

Che non sia proprio l’accettazione della nostra mediocrità, il punto dal qualche partire per scoprire la nostra essenza di uomini?

A voi le riflessioni, intanto con questo breve consiglio cinematografico, vi auguro un buon weekend!




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