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SecretPost #24: L'uomo delle provvidenza

di , Sabato, 06 Marzo 2021

Se nello scorso numero di questa rubrica, insieme alla sintesi del nuovo DPCM, si era solo paventata la possibilità della zona rossa campana: beh, oggi è una realtà! Il dramma sanitario è sempre più diffuso e lampante, quanto invece è poco chiara la questione della distribuzione vaccinale. Tra le problematiche dei siti da allestire per l’occasione e la mancanza di rifornimenti dalle principali industrie farmaceutiche, la situazione è gettata nella speranza.

Dopo questa ottimistica introduzione, vorremmo però stimolare la riflessione attorno all’altro dramma italiano: quello politico. “Altro” per modo di dire, se si pensa che ogni decisione parte sempre da una visione ideologica, politica. La crisi vaccinale infatti, e la situazione zona rossa trova le sue ragion anche nella politica europea e nazionale.

Nonostante ciò per fortuna Sanremo ci distrae, forse, e il potente spettacolo continua come diceva Whitman. (Chissà che questa meditazione non ne sia un minuscolo verso)

La domanda è: le dimissioni di Zingaretti, non quelle dell’attore da ruolo di Montalbano ma quelle del fratello meno famoso, hanno segnato la definitiva fine dell’esperienza del passato governo? Se sì, cosa significa questo nuovo governo?

La fine del Conte bis è evidentemente un fatto che passerà alla storia ma, almeno secondo chi scrive, sarà difficilmente spiegabile un tale bug sistemico, nel pieno di una pandemia, solo ed esclusivamente con la follia renziana. Renzi parrebbe aver mietuto numerose vittime infatti, a partire da Conte, passando per l’intero M5S e ora anche il PD di Zingaretti. La sottesa rinascita dell’area moderata italiana e la riesumazione di figure mitologiche come Brunetta, rende evidente però interessi comuni che sono collimati con troppa facilità nel “folle atto” di un egocentrico.

Non si tratta di complottismo, ma di una aperta critica al governo Draghi.

Sia chiaro: Draghi in sé non è un problema, almeno quanto non è mai stato la soluzione. La critica non è neppure ideologicamente direzionata all’area liberale del paese, sempre che si possa far coincidere il pensiero della destra moderata con persone come la Gelmini.

Più che dalla presenza di personaggi discutibili di una parte di maggioranza e dalle spaccature nell’area progressista PD-M5S dell’altra parte infatti, l’allarme è dato dall’assenza di una direzione politica chiara e da un’evanescente Premier.  La presentazione del primo DPCM fatto ad opera di due ministri e senza l’accompagnamento di un commento del presidente del Consiglio è più grave di quanto sembri. L’ampiezza esorbitante della maggioranza e la scarsità dell’ opposizione caricano di responsabilità ogni atto parlamentare compiuto. La responsabilità di far ricadere nella politica ogni decisione presa, perché possa sempre essere intesa come democratica. Il silenzio di Draghi sul nuovo DPCM non rende meno valide le misure da prendersi, ma piuttosto fa sottintendere che in ogni decisione colui che sta a capo sia fuori dalla riflessione politica in corso. Se non decide la politica però, chi decide? Nel caso della salute, le chiusure sono facilmente giustificabili dai tecnici esterni al governo: gli epidemiologi. Nel caso economico del Recovery Plan, se il tecnico è Draghi, a quali colleghi esterni dobbiamo associarlo?

 




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