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Le memorie del fondatore della celebre griffe

Salvatore Ferragamo nasce nel 1898 a Bonito, paesino a un centinaio di chilometri da Napoli, undicesimo di quattordici figli. Non ancora adolescente dimostra una grande passione per le scarpe: a 11 anni è apprendista a Napoli presso un calzolaio e a 13 apre un suo negozio a Bonito. A 14 anni raggiunge in America uno dei fratelli che lavora in un grande calzaturificio di Boston. Salvatore è affascinato dalla modernità delle macchine e dei processi di lavoro ma ne vede anche i limiti qualitativi. Agli inizi degli anni Venti si trasferisce da un altro fratello a Santa Barbara, in California, dove apre una bottega di riparazioni per calzature”.

Immagine di Cittadiariano.it

Ecco i capitoli principali dell’epopea di Salvatore Ferragamo nell’incipit della biografia ufficiale, sul sito del museo a lui intitolato a Firenze, dove si trasferì nel 1935 (dopo la Grande Depressione che aveva colpito gli Usa in seguito al crollo di Wall Street) e pose le basi per la creazione di una delle più affermate griffe calzaturiere e dell’abbigliamento internazionali: 3.000 dipendenti, circa 600 punti vendita, una presenza consolidata in tutti i più celebri boulevards del mondo e un patrimonio inestimabile di credibilità e di qualità creativa, gestito oggi con rigoroso piglio manageriale dalla vedova novantenne, Wanda, e dai sei figli, guidati dal primogenito Ferruccio. E’ quest’ultimo a rivelare a “la Repubblica” che la straordinaria avventura del padre è destinata a diventare un film. Non italiano (il nostro cinema non ha il budget, e forse nemmeno le idee, per raccontare una storia di sapore epico girata tra due continenti) ma “made in Hollywood”, in quella California e nella sua Mecca del cinema che consacrò il talento del giovanissimo calzolaio irpino Salvatore, sbarcato a New York nel 1914. 

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Da lì il sedicenne Ferragamo si trasferì sulla West Coast, in California, aprendo un suo negozio a Santa Barbara, subito frequentato dalle dive di Hollywood, che allora gli apparve - come racconta nella sua autobiografia "Il calzolaio dei sogni", edita nel ’71 da Sansoni - “poco più di un paesino assolato”, a prima vista non molto diverso (temperatura a parte) dalla amata Bonito, a cui dedica nel libro pagine dense di commozione e sincero realismo. A Hollywood diventa il calzolaio di fiducia delle più grandi dive degli anni Venti (Greta Garbo, Gloria Swanson, Joan Crawford, Dolores Del Rio) e la sua fama si consolida anche dopo il ritorno in Italia: nel suo atelier si fermarono Wally Simpson e le star del dopoguerra, da Audrey Hepburn alla Loren, fino alla più celebre, Marilyn, per la quale creò un paio di scarpe rosse entrato nella leggenda. Naturale che proprio Hollywood abbia festeggiato, in una serata di gala, il primo secolo di attività della celebre maison fiorentina, con guest star d’eccezione come Charlize Theron, Jodie Foster, Demi Moore. 

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A noi piace ricordare le radici irpine di un uomo che ha saputo costruirsi una prospettiva di realizzazione e successo attraverso il lavoro, la creatività e la tenacia, partendo dalla dimensione di un paesino di provincia e da una condizione sociale di onesta povertà: quelle che, nel primo capitolo della sua autobiografia (Scarpette bianche), Salvatore Ferragamo ci restituisce in una efficace e partecipe descrizione:

“Se, partendo da Napoli, vi dirigete verso est per circa 100 chilometri, arriverete ad un villaggio che non ha altra via di uscita all'infuori di quella che avete per¬corsa per arrivarci. È il villaggio di Bonito, il luogo dove sono nato. Esso corona il dosso di una collina situata nel¬l'interno dell'Appennino Meridionale; un vero «cul de sac», un vicolo cieco, un villaggio senza alcuna possibilità di espansione. Quando nacqui, nel giugno del 1898, il paese contava 4500 abitanti, cifra rimasta inalterata per ben un secolo e che, malgrado le migliori intenzioni delle prolifiche donne del paese, non è cambiato neppure in questi ultimi sessan¬t'anni. A Bonito non può esserci avvenire per coloro che hanno delle ambizioni; essi devono andare ad ovest verso Napoli e da là verso le grandi città: Roma, Firenze, Milano, Torino oppure ancor più lontano, fuori d'Italia al di là dell'Atlantico, negli Stati Uniti”.

 Articolo pubblicato sul numero Febbraio/Marzo 2015 del periodico XD Magazine.

 

 

 


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