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#SECRETPOST4: “Quanno nascette Ninno!”

di , Venerdì, 25 Dicembre 2020

Alla fine è arrivato, il Natale è qui! Ne abbiamo sentite tante in queste settimane su come avremmo vissuto queste feste. Ci siamo predisposti ad un 25 Dicembre diverso e spesso la malinconia ci ha colti. Tra il Lockdown nazionale e la nuova variante Covid-19, a noi arianesi verrebbe da dire: “c’hanno fatto stu rialo!”.

 Si è detto anche che avremmo riscoperto il vero spirito natalizio, lo spirito della famiglia: quella stretta. Facendo un bilancio però, che cosa ci è mancato davvero? Che cosa è rimasto?

Oggi siamo più poveri di tante cose. Mancano i cenoni festaioli e alcolici per alcuni, gli aperitivi e le uscite per altri. Per tanti altri ancora, questo giorno è stato sinonimo di una effettiva crisi economica. Siamo più poveri nelle relazioni e più poveri economicamente. Siamo costretti a scegliere chi siano i più cari e a stringere la cinghia anche sui regali.

 

Ora però vi chiedo, da arianese: Quanno nascette Ninno, andò nascivo?

“Ho capito dove vuoi arrivare- diranno alcuni di voi- ma se lui è nato nella povertà, perché c’aggia passà pur’io?”

 

Il modo in cui ognuno di noi reagisce all’idea di un Dio povero però, al di là del credo che possiede, oggi permette di scoprire qualcosa di se stesso. Non è forse questo il famoso spirito del Natale? La narrazione degli anni scorsi è sempre stata un mieloso: oggi siamo tutti più buoni! Quest’anno il mantra è diverso oggi siamo tutti più poveri (o almeno molti di noi). Se, tuttavia, per 2020 anni abbiamo festeggiato un Dio che si è fatto povero, che esista o meno questo Dio, non è che nel poco c’è una ricchezza nascosta?

 

Guardiamo meglio nella stalla di questo tempo. Abbiamo perso molto e con esso tanti fronzoli, ma non ci hanno tolto tutto! Lu pipillo chino ci staie e lu baccalà l’accumpagna. Certi suoni, certi odori certi ricordi non ce li può togliere nessuno. Perdiamo un mondo globalizzato e siamo catapultati nella tradizione, in quello che ci rende noi. O’ presep’ parla ‘e nuie quest’anno e il Natale è più campano e meno Inglese.

 

La realtà è che il Natale è sempre stato povero. Non era il tempo del lavoro, il tempo della festa, il tempo del consumo e neppure il tempo dei bilanci economici e sociali. Allora probabilmente, in un mondo globalizzato, illuso che il progresso sia la regola e che il conformarsi il proprio futuro, questo Natale ha un regalo nascosto per ognuno di noi. Più poveri del grande mondo moderno, saremo dunque più ricchi del nostro piccolo cosmo. Più ricchi di tempo per riflettere, più ricchi di un tempo per scoprire chi siamo e cosa davvero ci rende noi rispetto al resto.

Il Natale 2020 non è più la soluzione agli stress contemporanei che è stato negli ultimi anni. Non è una risposta, ma una domanda.

Ninno nascette bambino e l’unica cosa che aveva era il tempo. Il tempo per crescere e capire chi fosse. Abbiamo sempre dato per scontato di sapere chi siamo, ma l’essenzialità di questo Natale chiusi in casa ci chiede se è così davvero. Non è che alla fin fine il bimbo che è da scoprire siamo proprio noi?




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