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Arianesi e referendum/4. Abolizione del CNEL e delle Province

di , Lunedì, 21 Novembre 2016

La nostra rubrica volge al termine. Penultimo appuntamento, in cui si analizza un altro aspetto: l'abolizione di due enti, il CNEL e le province. A differenza degli altri argomenti qui c'è meno da dire perché la riforma è netta: se vince il SI entrambi vanno via. Ma vediamo nel dettaglio.

ORA

  • Tra gli organi della Repubblica oggi c’è anche un organo consultivo, il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Esso è costituito da esperti di vari settori dell’economia e del lavoro e ha una funzione consultiva. Esprime cioè pareri e proposte di indirizzo su temi economico-sociali, di cui il Parlamento e il Governo, però, possono anche non tenerne conto (non vincolanti).
  • Per quanto riguarda, invece, la suddivisione territoriale dell'Italia, per Costituzione, essa si divide in Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane. Ora. Le Regioni (intese non in senso geografico, ma come ente) sono nate solo nel 1970. Le Province hanno vita più lunga, ma sono state col tempo depotenziate. Con la legge Delrio, che ha istituito le città metropolitane e modificato le province, la situazione è cambiata. Nelle dieci aree individuate quali città metropolitane, queste sostituiscono le province. Nelle altre, per ora, le province ci sono, ma non sono più elette dal popolo, bensì dai sindaci e dai consiglieri dei comuni delle singole province.
SE VINCE IL SI
  • Con la riforma il CNEL viene abolito. Anche le leggi riguardanti, cioè, la materia economico-sociale, rientreranno, come le altre, nel potere di iniziativa parlamentrare, governativa o popolare. 
  • Il territorio sarà suddiviso eclusivamente in Regioni, Comuni e Città metropolitane. Le province scompariranno, venendo sostituite dagli enti di area vasta, ossia enti di raccordo tra i comuni e le regioni. Si tratta di enti istituiti, però, con leggi ordinarie e che, quindi, possono essere aboliti o modificati con una semplice legge del Parlamento, senza dover passare per il lungo processo della revisione costituzionale.
 
LE RAGIONI DEL SI
  • Indubbiamente ci sarà un risparmio. Il CNEL, come tutti gli enti, ha dei costi e questi costi, in proporzione al ruolo che ha, sono eccessivi. Eliminandolo si ottiene una spesa in meno per le casse dei cittadini. Senza contare, poi, che anche su temi economico-sociali l'iniziativa sarà prerogativa di Parlamento, Governo o popolo. Mentre prima su questi temi il CNEL aveva, forse, una corsia preferenziale sugli altri (o sicuramente sull'iniziativa popolare).
  • Altro risparmio si avrà eliminando una volta per tutte le province. Soprattutto dopo la legge Delrio, esse hanno perso moltissime competenze e ridotto le loro funzioni. Non ha più senso tenerle in vita, vanno cancellate. Inoltre dal 2014 non sono neanche più elette dal popolo.
 
LE RAGIONI DEL NO
  • L'abolizione delle province potrebbe non essere il vero problema. Esse sono sempre esistite. Gli enti nati dopo sono le Regioni e su quelle bisognerebbe incidere. Le province sono un ente più prossimo al cittadino rispetto alle Regioni e, quindi, meriterebbero maggiore considerazione.
  • Se la spostiamo sul versante della spesa, poi, non è del tutto vero che le province spariscono. In caso di vittoria del SI, vengono eliminate dalla Costituzione, ma l'ente rimane come "area vasta", ossia un'ente di raccordo tra comune e regione dalle funzioni non chiaramente definite. Insomma, la scomparsa sarebbe solo apparente.
 
E ora diteci da che parte state.

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