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Donna Margherita Bellucci, eroina del Risorgimento irpino

di , Domenica, 18 Gennaio 2015

Esiliata per amore rimase fedele al marito e agli ideali liberali

E’ convinzione comune che dietro le figure dei grandi uomini si celi la figura di una grande donna. Questa considerazione trova positivo riscontro nelle fitte pagine della storia del capoluogo irpino, laddove si raccontano i fatti e gli avvenimenti epici che si svolsero nelle radiose giornate del risorgimento irpino del 1820.

Accanto ai tanti protagonisti della nuova alba che vide la sua aurora schiudersi dalle alture di Monteforte e dal grande spiazzo del “Largo dei Tribunali” nella giornata del 2 luglio 1820, occorre collocare la figura di una dolce e appassionata donna che pose sullo stesso piano l’amore della libertà con quello del suo uomo.

Più tardi, dopo l’Unità d’Italia, nel 1864,  il “Largo dei Tribunali” cambierà il suo nome in “Piazza della Libertà”, proprio in ricordo di quel particolare evento che si svolse sul suo suolo. Napoletana di nascita ma irpina di sentimenti e per scelta di vita, Donna Margherita Apollonia Bellucci, la moglie del grande patriota di Avellino, Lorenzo de Concilj, era nata nel palazzo di famiglia sito nella notissima Piazza di San Francesco de Paola, di Napoli, il 28 luglio 1784. Suo padre, Don Vincenzo Belluccci, fu un solerte e fedele ufficiale dell’esercito napoletano che raggiunse il grado di capitano di artiglieria. Questi, oriundo del nolano, era nato a Napoli nel 1740 e morto nella stessa città il 30 novembre 1794. Sua madre, Donna Cristina Simeone, nata nel 1745,  proveniva dalla buona borghesia della capitale del Regno dei Borbone.

Il matrimonio tra Donna Margherita ed il Colonnello Lorenzo de Concilj avvenne a Napoli, nel quartiere San Ferdinando, e fu celebrato il 22 giugno 1815. La permanenza in terra irpina per Donna Margherita sarà, però, di breve durata. Dopo le radiose giornate del luglio 1820 seguirono i mesi della dura repressione da parte del governo dispotico napoletano con severe condanne e dolorosi esili. Condannato a morte, il de Concilj riuscì a sottrarsi alla cattura con una rocambolesca fuga. Compagna di avventura e di patimenti in questo periglioso tragitto, Donna Margherita Bellucci seguì il marito nel lungo e tormentato esilio.

A fianco dell’indomito combattente per la libertà toccò prima la Spagna, e poi l’Inghilterra, Corfù e, infine, la Francia. Tutte le sue sostanze ed i pochi averi che riuscì a portare con sé, compresi alcuni preziosi gioielli personali, furono venduti in seguito per consentire la sopravvivenza della sfortunata coppia, sempre dignitosa e soggetta all’ammirazione delle persone dei paesi ospitanti. Viaggiò da un  punto all’altro, soffrendo nel fisico e nello spirito. Malgrado queste sofferenze, Donna Margherita si prodigò sempre a  favore dei poveri incontrati nel suo continuo peregrinare, tra i quali numerosi esuli dello stato napoletano.

Il suo fisico non sopportò a lungo tante privazioni e dolorosi patimenti tanto da morirne il 29 settembre 1833, a Marsiglia. Fu sepolta in quel cimitero. Le sue spoglie rientrarono nel cimitero di Avellino il 21 novembre 1848, soltanto quando al Colonnello de Concilj, a seguito di amnistia, fu permesso di rientrare nella sua città. La sua salma fu temporaneamente sepolta nella tomba Preziosi. Alla morte di Lorenzo de Concilj, avvenuta nel 1866, il suo corpo ritornò accanto a quello della sua adorata moglie nel monumento tombale frattanto eretto dall’eroe avellinese nel cimitero cittadino.

Donna Margherita Bellucci condivise per tutta la sua vita coniugale più dolori che gioie per rimanere fedele agli ideali della sua terra e del proprio marito.

L’epopea risorgimentale che portò all’Unità d’Italia trova le sue radici nelle giornate avellinesi del 1820. Dalla capitale dell’Irpinia mossero i primi moti costituzionali guidati dal Colonnello de Concilj, affiancato da due ufficiali borbonici, Morelli e Silvati, che con i loro squadroni partirono da Nola diretti ad Avellino.

I militari si attestarono sulle alture di Monteforte e qui si concentrarono patrioti, carbonari e comuni cittadini. La sollevazione di Avellino fu determinante per indurre il Re di Napoli a concedere la richiesta Costituzione, in seguito oltraggiosamente revocata dallo  stesso.  

Articolo pubblicato sul numero Ottobre/Novembre 2014 del periodico XD Magazine.


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