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Intervista a... Mocciola, lo scrittore de 'Le belle addormentate'

di , Venerdì, 15 Gennaio 2016

Viaggio alla riscoperta di un'Italia dimenticata. Apice, Calitri, Conza e Melito: i borghi del silenzio

Antonio Mocciola, napoletano 42enne, è giornalista, scrittore, consulente editoriale, ma anche autore e conduttore teatrale e radiofonico. E' vice direttore del magazine 'Corriere spettacolo' ed è soprattutto un viaggiatore curioso e instancabile alla scoperta e riscoperta dei borghi del silenzio.

Conosce come le sue tasche l'Irpinia e il Sannio più remoti, e i percorsi che conducono tra le vestigia di paesi fantasma, presepi svuotati e abitati da ombre dove il silenzio è incollato alle pietre. 

E' il Paese de 'Le belle addormentate', (ed è pure la sua ultima fatica letteraria), in attesa del risveglio da un incantesimo che dura da troppo tempo. E' l'Italia perduta e gibbosa attaccata a una geografia inquietante.

Immagine di Cittadiariano.it

Mocciola, lei si è occupato di borghi fantasma. Ecco, l'Italia, specie quella appenninica, si sta progressivamente spopolando eppure qui pulsa ancora tanta storia e tanta cultura. Mancano, invece, progetti concreti di recupero. Che fare?

"Come giornalista e scrittore, mi è sembrato doveroso parlarne. Ma è chiaro che senza una rete tra comuni è impossibile organizzare qualcosa. Ci vogliono idee, e gli esempi positivi non mancano. A Santo Stefano di Sessanio si è optato per l'albergo diffuso, con un sostanzioso contributo privato. Ma anche le Pro Loco possono organizzarsi, con visite guidate a poco prezzo attraverso le vie dei borghi perduti. Vi assicuro che l'interesse c'è, come dimostra l'incredibile primo posto in classifica del mio libro su Amazon".

'Le belle addormentate' è il plurale di un Paese in attesa comunque di un risveglio da un incantesimo durato troppo a lungo?

"L'italiano non ama l'Italia. Conosce meglio Sharm El Sheik che Ascoli Piceno. L'incantesimo durerà finché ci faranno credere che l'Estero sia meglio, in tutto e per tutto. E finché la geografia resterà, nelle scuole, la sorella povera delle discipline". 

Il suo libro suscita senza dubbio curiosità ma anche serie riflessioni sul futuro prossimo dell'entroterra?

"Me lo auguro. E' anche per questo che l'ho scritto. Dalla gente e dalla stampa ho avuto bellissime risposte, dalle istituzioni nessuna. Sono troppo occupate a costruire inutili rotonde spartitraffico e opere inutili. Siamo ostaggio di una classe politica senza amore per il passato e senza interesse per il futuro. Un borgo abbandonato può essere una risorsa. Solo i sassi (e i politici) non lo hanno capito" .

L'Italia è un Paese in via di estinzione, o è solo in una fase di rigenerazione?

"Certo che lo è. Le nascite sono sempre meno, con la paura del futuro che incombe. Che piaccia o no, l'Italia la salveranno gli immigrati". 

Il suo racconto è già un viaggio affascinante attraverso un'Italia perduta. Che consigli allora dà a chi si avventura in questo viaggio?

"Intanto di seguire le indicazioni che do nel libro, dettagliatamente. Non tutti i paesi sono facili da raggiungere, tanto meno sono segnalati. Alcuni sono nascosti dalla vegetazione, altri si trovano in fondo a impervi sentieri. Ma poi, una volta giunti, avrete un paese tutto per voi. Ed è un'emozione che non dimenticherete mai più".

Articolo pubblicato sul numero Ottobre/Novembre 2015 del periodico XD Magazine


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