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La leggenda nera in un libro di Beatrice Cecaro

di , Domenica, 25 Gennaio 2015

Tra Napoli e Gesualdo si riscrive la storia della Cappella San Severo

di Antonio Mango

C’è qualcosache lega il magnifico paesaggio di Gesualdo, in terra d’Irpinia, e la Cappella San Severo di Napoli e questa cosa è la pìetas. Una madre e una moglie afflitte da un adulterio sconvolgente, un grande musicista omicida, una leggenda e un mistero svelato a distanza di quattro secoli. E’ la trama di una vicenda d’amore e morte che si dipana tra palazzi nobiliari di città e agresti castelli, a significare l’eterno legame tra Napoli e le terre del Mezzogiorno.

Ci ha pensato Beatrice Cecaro, scrittrice e discendente della famiglia di Sangro, a riportare alla luce una vicenda che ha qualcosa di eternamente indefinito e che sembra la perfetta sceneggiatura di una storia rinascimentale, fatta di orrore, talento musicale europeo e sentimenti universali di pietà. A Gesualdo oggi si lavora al restauro del castello fatto edificare da Carlo Gesualdo, principe di Venosa, madrigalista senza confini del suo tempo. Nel vicino conventodei Cappuccini un dipinto di Giovanni Balducci racconta la storia del suo pentimento. A Napoli la Cappella San Severo -ovvero della “Pietatella”, come una volta veniva chiamata- rimane il simbolo di un’arte e di una fascinazione misteriche, mentre il lavoro della Cecarol’assegnaall’umana pietà di una madre, che riscatta con essa la morte violenta del figlio e della sua perduta amante.

Una storia forte, che la scrittura emozionale e, nello stesso tempo, documentata dell’autrice del libro Madre di Pietà: amore e morte all’origine della Cappella San Severo (alóς edizioni, 2010)ha già consegnato al cortometraggio di Mimmo Calopresti (prodotto da Dolce Vita in collaborazione con Rai Cinema), proiettato nello scorso inverno al San Carlo di Napoli, e al probabile soggetto, già annunciato, di un suo prossimo film.

Recentemente a Palazzo Pisapia di Gesualdo, a conferma dello stretto legame tra i centri culturali d’Irpinia e della città partenopea, a cura dell’Istituto italiano di studi gesualdiani, è stato presentato il libro-verità di Beatrice Cecaro, con gli interventi di Giuseppe Mastrominico, direttore scientifico dell’istituto, e di Mauro Giancaspro, già direttore della Biblioteca nazionale di Napoli, luogo perfettoper una ricercatrice appassionata come la Cecaro e per la sua ferrea volontà di emancipare palazzo e famiglia di Sangro dalla leggenda maledetta. Non è stato quel palazzo il luogo di un delitto (anno 1590) che ha martoriato i corpi della bellissimaMaria D’Avalos (moglie di Carlo Gesualdo) e del giovane Fabrizio Carafa duca d’Andria. Non è la Cappella San Severo (edificata nello stesso anno 1590) un luogo esclusivo di misteri d’arte e di scienza, così come milioni di turisti la conoscono. E’piuttosto il frutto dell’umana pietà della madre di Fabrizio, Adriana Carafa della Spina, e dalla moglie Maria Carafa di Stigliano. Un ex voto per l’espiazione e la salvezza divina dell’anima del giovane Fabrizio. Un gesto e un dolore sublimato dal fervore religioso, che diventano centrali e che suggeriscono un nuovo approccio alla storia del luogo, della stessa Cappella e delle famiglie nobiliari tra Irpinia e Napoli vicereale.

La storia è di quelle che hanno ispirato anche letterati come Anatole France e Torquato Tasso (amico di Carlo Gesualdo). Il primo dedica alla vicenda un fervido e disperato dialogo d’amore, come un presagio per l’imminente e fine; il secondo un sonetto “In morte di due nobilissimi amanti”. Il racconto è di un tenerissimo adulterio che finisce in tragedia potente e dominata dalle forze del destino. Fabrizio e Maria vengono scoperti, trucidati ed esposti, con i loro corpi martoriati, alla morbosa curiosità del popolo napoletano. Carlo Gesualdo, marito tradito, che ordina l’assassinio e vi partecipa, soddisfa col suo gesto crudele il codice d’onore del tempo. Dopo c’è solo il dolore incommensurabile della madre di Fabrizio e della moglie, il ritiro di Carlo nel castello di Gesualdo.

L’autrice di Madre di Pietà riscrive così (tra le fontila ponderosa opera seicentesca del“Sagro Diario Domenicano”)l’origine della Cappella San Severo (attualmente il monumento più visitato di Napoli). Mentre l’evento di Palazzo Pisapia a Gesualdoha il merito di aver ripristinato un collegamento tra Napoli e il piccolo centro irpino, proiettandosi oltre l’autoreferenzialità degli studi locali.

Storie familiari plurisecolari e identità musicali gesualdiane sono ormai un patrimonio culturale europeo. E non c’è da meravigliarsi se scrittori, cineasti e musicisti contemporanei prendano ispirazione da questo grande bacino culturale.

Articolo pubblicato sul numero Ottobre/Novembre 2014 del periodico XD Magazine.



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