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L'AIFVS dice NO al prefetto di Avellino

di , Martedì, 28 Luglio 2015

Rabbia, indignazione, sconcerto, sconforto. Molte volte le parole nemmeno bastano a definire le reazioni dinanzi a delle vere e proprie assurdità. Il 20 luglio il prefetto di Avellino ha disposto di annullare le ordinanze di sospensione della patente di guida adottate per violazione dell’ art. 186 del codice della strada nei confronti di chi viene sorpreso al volante con un tasso alcolemico da 0,8 a 1,5. Una decisione inaccettabile nei confronti di chi si batte da anni per sensibilizzare e prevenire il crimine di reato stradale.

Quando qualcosa sembrava muoversi nel verso giusto, in riferimento alla tribolata introduzione del reato stesso, ecco che si trova il modo di fare non uno, non due, ma ben cento passi indietro. Gli autori di simili direttive dimenticano troppo facilmente le giovani vite spezzate per colpa degli assassini al volante, troppo spesso si ignora il dolore dei familiari che per colpa di detti incoscienti non potranno riabbracciare i propri cari. Harakiri è forse il termine che più si addice a questa ennesima caduta etica dello stato: un suicidio di valori, un’offesa all’intelligenza dei cittadini e alla memoria dei caduti in strada. Lo stato, quel lontano parente dell’autorevole figura che in linea teorica dovrebbe garantire la sicurezza e i diritti dei cittadini, e che oggi in realtà sembra incentivare la sfrenata ricerca della trasgressione e dell’evasione. Già, perché se il buon senso ci impone di preservare l’incolumità del cittadino che attraversa le strada sulle strisce dopo aver attentamente scongiurato il sopraggiungere di auto, tale etica sembrerebbe non toccare le facoltose menti di chi in questo paese ha il compito di legiferare. Una decisione, quella della prefettura, che sembra voler richiamare l’attenzione sull’ estrema facilità con la quale le patenti ritirate nell’avellinese vengono restituite, senza che il reo prenda realmente coscienza della gravità di un simile gesto e delle possibili conseguenze.

Tuttavia l’intento provocatorio di Carlo Sessa, che avrebbe altresì potuto interfacciarsi con i giudici ritenuti troppo magnanimi prima di operare una scelta così drastica, genera nella realtà dei fatti degli scenari tutt’altro che rassicuranti se è vero che il messaggio che passa è quanto di più fraintendibile possa esserci: in quanti al termine di una serata in discoteca decideranno di mettersi al volante sapendo di non incorrere in sanzioni? Quanti altri ancora si sentiranno autorizzati a guidare pur essendo consapevoli di non essere nelle condizioni per farlo? Non é ammissibile ridimensionare sempre tutto, non è altrettanto ammissibile aspettare che prima si verifichino le tragedie per poi porre toppe, più che rimedi. Rimedi seri e concreti sarebbero accorgimenti di facile applicazione volti alla sensibilizzazione collettiva: educazione civica vuol dire anche attraversare sulle strisce, fermarsi ai semafori, rispettare gli stop e attenersi al codice della strada tutto; acquisire credibilitá d'altro canto vuol dire applicare la legge, sempre e comunque, non partendo dal minimo della pena per un non precisato buonismo, ma applicare sanzioni esemplari che siano da esempio per la comunitá e che scongiurino l'emulazione di comportamenti negativi e distruttivi.

Il contesto in cui va ad inserirsi questa decisione è già di per se infuocato dai recenti accadimenti, ultimo in ordine temporale la tragedia di Napoli che ha visto protagonista un giovane alla guida in stato di ebbrezza (ironia della sorte, unico superstite). L’omicida ha imboccato contromano la tangenziale del capoluogo napoletano provocando la morte della compagna e di un povero malcapitato che si stava recando a lavoro. Immaginando un episodio analogo in irpinia con la recente introduzione del 20 luglio, anche se l’uomo alla guida fosse stato fermato ad un posto di blocco in una fase antecedente alla folle corsa, la tragedia non sarebbe stata comunque evitata in quanto non previsto il sequestro della patente; sarebbe stato notificato un avviso, ma il triste epilogo avrebbe preso forma nelle stesse proporzioni. Allora le domande e i dubbi sorgono spontanei: che senso ha organizzare pattuglie di polizia e carabinieri se la loro operatività viene limitata da queste improvvide direttive? Che senso ha impiegare tempo, uomini e denaro se con queste premesse l’opera di prevenzione è quanto mai menomata? Quanti altri ancora dovranno pagare per la mancanza di buon senso da parte di chi dovrebbe tutelarci? Il disappunto è tanto, almeno quanto l’offesa nei confronti di noi familiari delle vittime della strada. Nella speranza che quanto disposto venga opportunamente ritirato, non mancheremo di manifestare tutto il nostro dissenso nel caso ciò non dovesse avvenire. Troppi hanno già pagato per l’incoscienza e l’egoismo altrui, evitiamo che altri innocenti paghino ancora. Anna Diglio Nardone aifvs sede di Avellino 

Teresa Astone Resp Aifvs Cilento e Salerno Giuseppe Bruno vittime della strada A16




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